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TRENTO. Torna a crescere, in Trentino, la fascia dei poveri veri. E non si parla di chi rinuncia alle ferie o al ristorante. Aumentano, per la prima volta dal 2019, i poveri «veri», in stato d'indigenza grave: è in crescita il dato della deprivazione alimentare materiale o sociale (Dams) analizzata nell'intera geografia della penisola dall'ultimo report di ActionAid International Italia relativo all'anno 2023. Lo studio analizza nell'insieme, in termini statistici, il numero di persone che non possono permettersi un pasto completo ogni due giorni (deprivazione materiale) o che non riescono ad incontrare amici o parenti per condividere un pasto almeno una volta al mese (deprivazione sociale).
Il risultato, per certi versi sorprendente, mostra come Trento, pur godendo di condizioni sensibilmente più favorevoli in termini economici, abbia raggiunto con un vero e proprio salto dei numeri del tutto paragonabili alle altre regioni quando si osserva la povertà alimentare. Nello specifico nel 2023 la deprivazione alimentare in Provincia ha toccato 30.965 persone in termini assoluti con un aumento di 9.558 soggetti rispetto al dato registrato l'anno precedente. In valori percentuali la differenza registra quindi un +2,1% passando dal 4,6% del 2022 al 6,7% del 2023. Dopo un miglioramento graduale dal peggior dato registrato nel 2019 (il 6,9% con 31.448 persone) la provincia si riavvicina quindi ai valori di 5 anni fa.
Lato positivo (se così possiamo chiamarlo) è che nella macroarea del Nord non siamo il peggiori in termini di aumento. Maglia nera infatti la registra nel 2023 il Veneto con un +3,2% rispetto al 2022 seguito a ruota dall'Alto Adige con un +2,9% e Lombardia con un +2,8%. Dato peggiore in assoluto nella macroarea invece, nonostante la diminuzione rispetto al 2022, per il Piemonte con un 7,4% (-2,0%). A subire di più il peso della fame in tutta la penisola come tristemente prevedibile, il centro-sud, con dati critici come la Calabria (31,7%), la Campania (21,3%) o il Lazio (15,2%). Tra i dati registrati dal report anche il tasso di insicurezza alimentare (Fies), che registra esperienze tipicamente associate a una condizione di insicurezza nell'accesso al cibo che possono andare dalla semplice preoccupazione, fino ad arrivare alla possibilità di essere costretti a stare un'intera giornata senza mangiare.
Anche in questo caso in Trentino si evidenzia un aumento dello 0,62% passando dal 2,07% del 2022 al 2,69% del 2023. In termini assoluti l'incremento corrisponde quindi a 2.854 persone passando dalle 9.554 del 2022 alle 12.408 del 2023. Nota interessante è che la differenza annuale registrata è la seconda più alta di tutta la penisola dopo la Sicilia con +1,08% e poco prima del Piemonte con un +0,61%. In termini assoluti il dato provinciale però è ancora fortunatamente tra i più bassi della regione assieme a Bolzano ed Emilia-Romagna, tutte con valori poco superiori al 2,5%. Escludendo Piemonte e Valle d'Aosta, in tutte le altre regioni del Nord la quota di popolazione in stato di insicurezza alimentare resta compresa tra il 2% e il 3% mentre dati critici si evidenziano ancora nel Mezzogiorno con variazioni che variano tra il 3% e il 6%.
L'analisi dei dati registra quindi un'immagine complessa del paese intero, ma anche del territorio trentino, sempre più intaccato dalla povertà economica che attraversa le diverse categorie sociali. Se a contribuire al peggioramento del quadro in termini nazionali (soprattutto al Mezzogiorno) sono la scarsità di lavoro e redditi minori, a livello locale tra i fattori più gravosi probabilmente le spese per l'abitazione, che in termini assoluti nell'intera penisola si confermano la voce più impattante per le famiglie in povertà relativa, assorbendo il 54,1% del loro reddito consumato contro il 38,8% delle famiglie non in questa condizione.


