TRENTO.  Tra difficoltà burocratiche e normative, percorsi di costituzione lunghi e tecnicamente impegnativi, oltre ad un elevato fabbisogno di competenze giuridico-amministrative, le Comunità Energetiche Rinnovabili in Trentino provano a guadagnarsi uno spazio sempre più importante. Ad onor del vero, il nostro territorio si difende bene.

Lo ha confermato Euricse, anticipando alcuni numeri di uno studio che verrà reso pubblico nella sua completezza entro qualche giorno: in Italia al momento si sono costituite 597 Comunità Energetiche, concentrate prevalentemente nell'area nord-ovest (il 31% e cioè 185 in tutto), nelle isole e al sud (il 30% e dunque 179), mentre nel nord-est sono il 21,6% (cioè 129) e infine nella zona del centro Italia se ne contano 104 (quindi il restante 17,4%).

In particolare, in Trentino Alto Adige attualmente sono presenti 38 Cer, che pesano il 6% del totale a livello italiano. Ancora, la potenza totale installata al momento è pari a 67.659 kW per un numero totale di impianti pari a 883, una potenza media per Cer di 113,3 kW ed un numero medio di impianti per Comunità Energetica pari a 1,48. Il numero totale di utenze attualmente è di 5.508, anche se mediamente se ne contano 9 per Cer, da un valore minimo di una fino ad un massimo di 208.

Di questo e tanto altro si è parlato alla Federazione della Cooperazione trentina, in un momento di confronto che si è sviluppato poi con un workshop e con la discussione rispetto alle diverse realtà che popolano la provincia. Tuttavia, nonostante i numeri incoraggianti (che testimoniano un'attenzione verso il tema e la voglia di crescere in questo senso) ci sono ancora diversi elementi che frenano o comunque incidono sulla formazione e sviluppo delle Cer.

A partire dalle dimensioni, considerato che come accennato il numero di utenze medie è ancora relativamente basso, "embrionale" è stato definito. Ma ci sono altre situazioni critiche, come per esempio il beneficio economico poco percepibile per chi entra a farne parte, l'assenza di sconto diretto in bolletta, così come il riconoscimento tardivo degli incentivi che possono arrivare anche dopo un anno o addirittura un anno e mezzo.

La convenienza economica quindi è concreta, ma non è visibile nell'immediato né intuitiva per i cittadini che dunque, nel lungo periodo, tengono a scoraggiarsi.

Serve quindi costanza e, soprattutto, occorre avere molta fiducia nel progetto: «Mettere insieme le persone è difficile ma in molti casi abbiamo visto che si può fare, tuttavia tenerle unite è ancora più complesso se non si vedono risultati nel breve o medio periodo, con il rischio che certi modelli vadano a scomparire - ha concluso Jacopo Sforzi, ricercatore di Euricse - Un problema è poi l'ampliamento della base sociale, dunque attrarre nuovi soggetti. Ma in Trentino lo scenario è positivo, con 16 Cer da noi mappate di cui alcune in fase di registrazione. Abbiamo un potenziale enorme con sfide che si dovranno affrontare, ma con la consapevolezza che si possono costruire coesione e cooperazione attorno a questi temi».