TRENTO. Era amato da tante persone Zakaria Riyahi e proprio questo legame profondo ha portato circa cinquecento persone a salutare il giovane 17enne venuto a mancare giovedì scorso dopo un infausto tuffo dal pontile di Jesolo nella notte tra sabato 1 e domenica 2 agosto. Zakaria aveva lottato, quattro lunghi giorni, ma alla fine si è dovuto arrendere e non ce l'ha fatta.

Nel primo pomeriggio di ieri una comunità intera ha ricordato il giovane trentino, prima con una cerimonia presso la sede della Comunità Islamica di Trento, in via Soprasasso a Gardolo, e poi con un lungo e doloroso abbraccio al Cimitero Monumentale dove è stato sepolto il feretro. Il rito funebre, la Salat al-Janazah, è stato tenuto dall'imam Aboulkheir Breigheche e da Amin Al-Ra'ini, il quale ha poi anche recitato una breve e sentita preghiera al cimitero.

A Gardolo si è vissuta la parte più religiosa, pregando scalzi e rivolgendo a Zakaria e alla sua famiglia pensieri d'affetto. Ma è nella sezione islamica del camposanto che i pensieri hanno lasciato spazio alle lacrime, al dolore, alle emozioni e ai ricordi.

Qui la fetta più grossa dei presenti era rappresentata dai suoi amici, dai compagni di squadra e da tanti ragazzi increduli e addolorati davanti alla salma. La bara viene posizionata verso la Mecca e i funzionari del cimitero assieme ai parenti e ad alcuni conoscenti iniziano a seppellire il giovane Zakaria.

A risaltare all'occhio sono le diverse magliette personalizzate che in molti indossano: sul davanti la scritta «Zakaria», sulla schiena «Il tuo sorriso illumina il cielo». Finita la sepoltura, inizia il momento più struggente di tutto il funerale, con la madre inginocchiata per salutare per l'ultima volta suo figlio.

Parte un corale applauso per dare forza a mamma Alessandra e verso il cielo vengono fatti volare due palloncini, uno blu e uno bianco con scritto sul primo «Zakaria, buon viaggio» e sul secondo «Ciao angelo, da nonni, zii e cugini, brilla in cielo».

Uno ad uno gli amici e i parenti si avvicinano alla tomba per salutarlo e dirgli addio. Il fratello Samir prende forza e ricorda a tutti che le disgrazie possono capitare, ma bisogna essere forti ad affrontarle: «Mio fratello è il portatore di una lezione. Studiate, lavorate, costruitevi un futuro, non perdetevi in cavolate che non ha senso. Un giorno tutti finiremo qua, lui però ci è finito troppo presto, per una disattenzione. Prendetelo come esempio, per non sbagliare anche voi e non far piangere un'altra famiglia».

Il cerchio di persone si stringe ancora di più intorno a Samir per mostrargli ulteriore vicinanza e per stargli semplicemente accanto in un momento di profondo dolore. La tomba di Zakaria inizia a riempirsi di lumini e fiori bellissimi, soprattutto bianchi, ma c'è anche qualche girasole.

«Mio figlio era speciale, era il mio piccolino». Poche parole quelle di un'addolorata mamma che ha perso troppo presto un figlio, ma che al contempo ieri ha potuto constatare quanto il suo Zakaria, nonostante la sua breve vita, fosse entrato nei cuori di tantissime persone, dagli amici di scuola ai compagni di squadra del Gardolo e pure in quello dei genitori di quegli stessi amici.

Tra di loro c'è anche Jeremie, sempre al fianco di Zakaria fin da quando avevano entrambi sette anni: «Per me è stato come un fratello, c'è sempre stato anche nei momenti più difficili e ci siamo sempre aiutati. Veniva spesso a casa mia, aveva conosciuto anche i miei genitori. Uscivamo tante volte assieme la sera e posso dire che aveva un cuore speciale, era sempre pronto ad aiutare il prossimo e perderlo così è stato un duro colpo, ma rimarrà sempre con me e non lo dimenticherò mai».