TRENTO. La mozione di sfiducia nei confronti dell'assessora provinciale all'istruzione e cultura, Francesca Gerosa (FdI), presentata dalle minoranze sul «caso Clara Marchetto» per cercare di mandare in crisi la Giunta, verrà discussa e votata questo pomeriggio in consiglio provinciale. Fino a ieri, però, all'interno della maggioranza di centrodestra non c'era ancora una linea univoca e condivisa su come votare.

I «falchi» della Lega, i fugattiani e chi come l'azzurro Claudio Cia, ex di Fratelli d'Italia, vorrebbero cogliere l'occasione per liberarsi di Gerosa; mentre altri hanno già dichiarato la volontà di respingere la sfiducia, come Eleonora Angeli (Lista Fugatti), l'assessore Mattia Gottardi, che ha parlato anche a nome della Civica in quanto presidente del partito, ma che ritiene che oggi la coalizione riuscirà a trovare una linea comune prima del voto della mozione.

A questi contrari alla sfiducia si aggiungono il consigliere autonomista Walter Kaswalder, secondo il quale chi dovrebbe lasciare la giunta è il segretario del Patt, Simone Marchiori; poi l'assessore del Patt (ma non iscritto) Mario Tonina, l'assessore della Lega, Roberto Failoni, l'unico del suo partito ad aver preso posizione pubblicamente. Il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, per giorni se n'è rimasto zitto sulla questione, e così hanno fatto la Lega e il vicepresidente Achille Spinelli.

Mentre il Patt, che non è riuscito a prendere posizione nel suo direttivo di partito, ha scelto di affidarsi al confronto con Fugatti - ieri ancora impegnato con le celebrazioni legate alle Olimpiadi - per decidere cosa fare. La capogruppo Maria Bosin non ha dunque avuto ancora indicazioni dal suo partito su come votare, mentre il segretario e assessore Marchiori non vota perché non fa parte del consiglio provinciale.

La linea che negli ultimi giorni sembrava prevalere, comunque, era quella di non votare tutti contro la sfiducia, pensando che questo rafforzerebbe troppo l'assessora di Fratelli d'Italia e la vedrebbe come vincitrice dopo lo scontro sulla figura dell'autonomista Clara Marchetto, fondatrice del Pptt, che le Stelle alpine hanno voluto riabilitare con la posa di una targa, mentre per FdI è una spia e una antitaliana.

Una parte della maggioranza potrebbe dunque astenersi o non partecipare al voto, un modo per non permettere che la sfiducia passi, ma nel contempo dare un segnale a Gerosa, che non può contare sulla fiducia di tutta la maggioranza. C'è chi spera che a fronte di una forte astensione dei consiglieri, l'assessora di Fratelli d'Italia possa decidere di fare un passo indietro, senza però aprire la crisi di Giunta, ma lasciando il suo assessorato al collega di partito Daniele Biada, ipotesi che il diretto interessato ha però già respinto al mittente.

Mentre Fratelli d'Italia, di cui Gerosa è anche la presidente a livello provinciale, non ha alcuna intenzione di lasciare la Giunta o sostituire la sua assessora. Se Fugatti vuole liberarsi di lei può farlo, è nelle sue prerogative, anche senza cavalcare la mozione di sfiducia, ma con le conseguenze politiche di una rottura con Fratelli d'Italia che potrebbe avere riflessi sia a livello regionale - dove i voti dei meloniani sono ancora determinanti per la maggioranza - che nel dialogo con il governo nazionale guidato da Giorgia Meloni.

Lo stesso Matteo Salvini avrebbe detto a Fugatti di non rompere con FdI.Il voto di sfiducia richiede la maggioranza assoluta dei componenti del consiglio provinciale. Vuol dire 18 voti. Le minoranze sono in 14. Servono 4 voti a favore della maggioranza altrimenti non passa. Il voto è per appello nominale quindi ciascuno dovrà assumersene palesemente la responsabilità.

IL DIBATTITO IN AULA

Il dibattito in aula è iniziato stamane e a introdurre la mozione di sfiducia è stato il primo firmatario, Filippo Degasperi

Ecco una sintesi del suo intervento: «In Consiglio regionale, si è svolto come è noto un dibattito riferito all’ampiamente condiviso atto di giustizia proposto nei confronti di Clara Marchetto, cui nel 1948 fu negato il diritto a sedere nell’aula del Consiglio regionale a causa di una sentenza del tribunale fascista. L’assessora Gerosa – assessora alla cultura - si è espressa in quella occasione con una catilinaria ostile alla figura della stessa Marchetto e a una mozione inizialmente firmata anche da Fratelli d’Italia. Noi crediamo che un denominatore comune dal punto di vista ideale una maggioranza politica deve averlo. Perfino un assessore ha definito indegne le parole dell’assessora, a segnare una frattura ideale pesante dentro la coalizione al governo provinciale. Un deputato di F.d.I. eletto in Veneto ha in seguito aggravato il quadro con un’altra catilinaria, infine si è espresso il ministro Lollobrigida (figura politica che in Lazio ha inaugurato il mausoleo a Rodolfo Graziani, generale e criminale, collaborazionista con il nazismo). Ora, il Patt – originato dal Pptt – sta in Giunta con chi onora il generale Graziani e ha questo Pantheon di riferimento. Una Giunta che affida la materia della cultura e della scuola a chi ha definito divisiva e controversa la figura della Marchetto, facendo prevalere un’ottica nazionalista rispetto a quella connaturata all’Autonomia.

Eleonora Angeli (Noi Trentino per Fugatti): parlo a titolo personale. In una maggioranza ci sono diverse sensibilità, io ad esempio provengo dalla Margherita. Non ho nessuna intenzione di aderire né a F.d.I. né alla Lega. Sono una moderata e legata all’Autonomia e alle sue minoranze linguistiche. Dico però no alla sfiducia a Gerosa, perché l’iniziativa viene dalle minoranze e punta solo a delegittimare e sfaldare il nostro patto di coalizione. Noi vogliamo continuare a lavorare per il Trentino come da programma amministrativo.

Guglielmo Valduga (Campobase): io sono già a disagio quando quando qualcuno il 25 di aprile, come lei assessora ha avuto occasione di fare, augura buon San Marco a tutti, semplicemente buon San Marco, sottacendo il ruolo di quella giornata rispetto alla Liberazione dal nazifascismo. Il rapporto tra democristiani, liberali del secondo dopoguerra e Clara Marchetto va messo in luce. Flaminio Piccoli – che fu resistente e antifascista - temeva certo il separatismo degli autonomisti integrali, ma dobbiamo pur dire che in Trentino la cultura autonomista è cresciuta e ha dato un grande contributo alla nostra terra senza attentare all’unità nazionale. È questa necessità di contestualizzazione che mi ha portato a sottoscrivere anche la successiva mozione della consigliera Maria Bosin, quella che prevede l'intitolazione dell'Aula di Rappresentanza della Regione a Clara Marchetto. Ella subì un gravissimo torto e a me oggi preoccupa l’ingerenza da fuori Trentino sulla definizione della nostra storia. Fratelli d’Italia dice quel che pensa, ma io vengo agli autonomisti di oggi o sedicenti tali: mi fanno arrabbiare – e anche la Svp non è da meno - quando vogliono far passare il programma della coalizione di governo provinciale come un patto autonomista e liberale.

Paola Demagri (Casa Autonomia.eu): il tema in discussione non può essere eluso. Non stiamo attaccando la persona Francesca Gerosa, la questione è tutta politica. C’era l’occasione di onorare una grande persona come Marchetto ed è stata invece messa in discussione e delegittimata. Si è palesata una maggioranza di centrodestra con posizioni ideologiche opposte e francamente imbarazza la posizione insostenibile in cui si è trovato e si trova il Patt.