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TRENTO. «Dopo l'ultimo punto nella finale contro l'Olanda ho esultato in ginocchio e, lo ammetto, qualche lacrima nascosta dagli occhiali da sole è scesa. È una medaglia d'oro che dedico a tutti i donatori, cioè alle persone che pensano agli altri e salvano le vite altrui. Ma la dedico anche a me stesso, perché gli ultimi due anni non sono stati facili».
È in un vortice di emozione Loris Puleo: ha dato poche ore vinto l'oro nel beach volley agli European Transplant Games, i campionati europei trapiantati, che si sono svolti in questi giorni ad Arnhem, nei Paesi Bassi. Il giocatore trentino fa parte della nazionale italiana e insieme a Gabriele Alzati, Eugen Vikoler e Luca Sinagra ha sconfitto Francia e Ungheria, prima del trionfo in finale contro i padroni di casa dell'Olanda.
Partendo dall'aspetto sportivo Puleo racconta. «Inizialmente dovevano esserci due gironi, il primo con Italia, Olanda, Portogallo e Polonia, il secondo con Francia, Germania, Inghilterra e Ungheria. Ma vista l'ondata di calore che sta colpendo anche l'Olanda - qui ci sono 40 gradi - il regolamento è stato un po' modificato. Inoltre si gioca in 4 e non in 2, anche per andare incontro alle difficoltà che possono esserci per atleti con trapianti d'organo».
Puleo, che da schiacciatore aveva conquistato vari successi a livello indoor negli anni scorsi, si è riscoperto palleggiatore: «Dopo la rottura del tendine d'Achille nel dicembre 2024 ho preferito cambiare per cercare di evitare troppi salti. Anche se poi a muro dovevo andarci», sorride. In questi giorni, confida, non è stato solo in Olanda.
«Considerata la vicinanza sono andato anche a Bruxelles: da lì, infatti, veniva la persona che 19 mi ha donato la possibilità di continuare a vivere. Naturalmente non so chi sia e non so il suo nome. E ovviamente non ho mai potuto dirgli grazie. Così sono entrato in una chiesa qualsiasi, ho detto una preghiera e ho dedicato un pensiero a lui e alla sua famiglia. Forse non esiste davvero un modo per chiudere un cerchio come questo. Ma lì a Bruxelles per la prima volta, ho sentito di essermi avvicinato».
Ancora: «Per questi motivi la dedica è a tutti i donatori. Ma voglio dedicare la medaglia anche a me stesso, perché dopo l'infortunio ho pensato di mollare e lasciar perdere, invece mi sono rimboccato le maniche e, grazie a Michele della palestra Star Club e al mio trainer Fabio, mi sono rimesso in sesto».


