TRENTO. Il presidente del Tribunale di Trento, Luciano Spina, interviene con una nota in merito all'organizzazione del processo "Perfido", che nel primo filone ha accertato la presenza della 'ndrangheta nel settore del porfido in Trentino. "Sicuramente non ha giovato alla gestione organizzativa la suddivisione del procedimento nei due filoni da parte della Procura della Repubblica - scelta che non spetta allo scrivente sindacare - ma ciò vale ad evidenziare quanto la stessa abbia inciso ulteriormente sul già gravoso carico conseguente al primo procedimento, così come sul rischio di prescrizione per alcune ipotesi minori, posto che si contestano reati commessi nel 2018, per i quali la richiesta di rinvio a giudizio è pervenuta dopo cinque anni (fine 2023). Non vi è, comunque, alcun rischio di prescrizione per i reati associativi", scrive Spina.

Nel complesso, i magistrati giudicanti impegnati nel processo "Perfido" sono stati 30, a cui si aggiungono dieci magistrati impiegati in appello e tre, quattro magistrati requirenti.

"Sono stati impiegati nelle diversi fasi processuali tutti i magistrati d'ufficio, compresi quelli del settore civile, con il conseguente verificarsi di incompatibilità per la trattazione di una diversa fase del procedimento e la necessità di dover ottenere l'applicazione di magistrati di altri tribunali del distretto, in particolare quelli del Tribunale di Bolzano, per poter celebrare alcuni dei filoni in cui il processo si è suddiviso a causa delle diverse richieste di rito definitorio da parte degli imputati", sottolinea Spina. 

E aggiunge che "certamente l'organizzazione di un Tribunale medio-piccolo come quello di Trento ne ha risentito, ma sono stati compiuti tutti i possibili sforzi per far fronte a tale situazione".