TRENTO. La provincia di Trento si colloca al quindicesimo posto in Italia per il saldo positivo tra occupati e pensioni erogate. Nel 2025, secondo l’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre su dati Inps e Istat, gli occupati erano 254.023, a fronte di 199.964 pensioni. La differenza è quindi di 54.059 unità, un risultato che pone il territorio trentino tra le realtà con il maggiore vantaggio numerico dei lavoratori rispetto agli assegni pensionistici.

Il quadro locale appare decisamente migliore rispetto alla media nazionale. In Italia, infatti, a fronte di 24,1 milioni di occupati vengono erogate quasi 23,2 milioni di pensioni, con un rapporto ormai prossimo a uno a uno. Negli anni Ottanta era invece di tre occupati per ogni pensione. Trento mantiene un rapporto di circa 1,27 occupati per trattamento pensionistico, mentre la vicina Bolzano registra un saldo ancora più favorevole: 260.897 occupati, 180.614 pensioni e una differenza positiva di 80.283 unità, che vale il decimo posto nazionale.

Le prospettive restano comunque impegnative. Secondo la Cgia, tra il 2025 e il 2029 circa tre milioni di italiani lasceranno il mercato del lavoro. In Trentino-Alto Adige la domanda di sostituzione è stimata in 70.500 lavoratori, dei quali 35.500 dipendenti privati, pari al 50,4% del totale. Il dato è regionale e non consente di distinguere quanti pensionamenti interesseranno specificamente la provincia di Trento. Le maggiori difficoltà potrebbero riguardare le piccole imprese, già alle prese con la carenza di personale qualificato.

A pesare è anche l’invecchiamento della forza lavoro. Nel Trentino-Alto Adige gli over 50 rappresentano il 29,8% dei dipendenti privati, contro una media nazionale del 32,7%. È uno dei valori più bassi d’Italia, ma non elimina il problema del ricambio generazionale. Per la Cgia, la risposta passa soprattutto dall’aumento dell’occupazione femminile e giovanile, indispensabile per compensare le uscite dal lavoro e sostenere il sistema produttivo e previdenziale nei prossimi anni.