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CAVALESE. Una villa sul lago di Garda da mezzo milione di euro e un paio di testamenti. Questi gli “ingredienti” di un’indagine della Guardia di Finanza di Cavalese che ha portato - per ora - al sequestro preventivo della casa di pregio di Peschiera. E che vede come indagati un pensionato 60enne trentino assieme ad un grafologo di fuori provincia.
Detta in estrema sintesi, i due sono accusati di aver redatto un testamento falso per permettere al primo (il trentino) di diventare proprietario della villa alla morte del proprietario. Una vicenda che parte dalla val di Fiemme e arriva sul lago di Garda passando per la procura di Verona che coordina gli accertamenti mentre i colleghi trentini si occupano di un altro filone d’indagine (ma sempre di falsi si tratterebbe) che ha come protagonista ancora una volta il 60enne.
Ma partiamo dall’inizio e il punto di partenza è l’indagine delle Fiamme Gialle della tenenza di Cavalese su cambiali, dichiarazioni sostitutive, bolli che sarebbero stati utilizzati - a proprio favore secondo la tesi dell’accusa - dall’indagato 60enne e che sono il materiale dei procedimenti penali e civili che lo vedono coinvolto a vario titolo. Facendo degli accertamenti i finanzieri sono incappati in testamenti che sembravano genuini ma che avevano comunque attirato l’attenzione degli investigatori.
Un testamento, in particolare, sarebbe stato redatto il giorno dopo la stesura di un testamento pubblico (formato davanti al notaio) dal contenuto completamente diverso. Le ultime volontà della stessa persona espresse in due documenti differenti e con, soprattutto, un contenuto differente.
Un “cambio in corsa” visto il nulla temporale che separava il primo atto dal secondo. L’acquisizione degli elementi probatori è stata possibile - spiega la Finanza trentina - anche grazie alla collaborazione di militari del Corpo qualificati “Computer Forensics e Data Analysis” nonché dei Carabinieri del Ris di Parma per l’analisi della strumentazione utilizzata per la predisposizione dei documenti falsi e per la perizia grafologica dei documenti sequestrati.
Analisi che hanno portato alla convinzione relativa l’apocrifia delle firme contenute in due testamenti olografi, che - tesi dell’accusa - sarebbero stati prodotti dall’indagato in concorso con un esperto grafologo. Le accuse per i due sono falsità in testamento olografo e falso materiale commesso da privato.
Nelle ultime volontà in odore di illegalità e che sono diventate la base dell’indagine, il proprietario della villa a Peschiera avrebbe indicato il trentino 60enne come erede per quanto riguarda l'immobile. Il rapporto fra i due era quello di una conoscenza, un’amicizia che tre/quattro anni fa avrebbe preso anche la forma di un testamento ora “contestato”.
Un testamento redatto solo poche settimane prima della morte dell’uomo che era proprietario dell’immobile sul lago di Garda. E che era andato per così dire a buon fine nel senso che il 60enne trentino al termine dell’iter di successione è diventato proprietario della casa ora messa sotto sequestro preventivo.


