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TRENTO. «Il problema delle liste d'attesa emerge con maggiore forza anche in alcune regioni del Nord, con un picco in Trentino-Alto Adige, dove oltre il 70% degli intervistati indica tale criticità come causa di rinuncia alle cure: sebbene la quota complessiva di rinuncia alle cure in Trentino-Alto Adige si collochi al di sotto della media nazionale, l'incidenza delle liste d'attesa segnala la presenza di significative fragilità nell'accesso alle cure specialistiche a livello regionale».
A dirlo è il rapporto "Sussidiarietà e... salute", promosso dalla Fondazione per la sussidiarietà, presentato ieri dal ministro della Salute Orazio Schillaci alla Camera: si tratta di un documento nazionale, con dati provinciali e regionale, che fotografa il Servizio sanitario nazionale, analizzando vari aspetti tra i quali i più importanti e delicati sono la rinunce alle cure - e le cause -, oltre ai divari sociali e territoriali. E dal report emerge un sistema che è in progressiva perdita di universalismo ed equità.In Italia, in media, il 10% degli intervistati ha dovuto rinunciare a una visita specialistica pur avendone bisogno, mentre circa il 6% ha rinunciato a un esame diagnostico. In Trentino Alto Adige le percentuali sono del 4% per quanto riguarda le visite e del 7% per gli esami.
Ma è all'interno delle cause della rinuncia alle visite e agli esami che emerge l'inquietante aspetto già citato: in regione, infatti, le motivazioni sono legate nel 22% dei casi ai costi eccessivi (ben al di sotto della media nazionale, che si attesta al 46%), nel 12% dei casi alla distanza dei servizi (superiore al dato nazionale del 10%) e - appuntato - addirittura nel 70% dei casi sono causate dalle lunghe liste d'attesa (molto di più rispetto alla media nazionale del 50%). E un discorso simile vale anche per gli accertamenti: in Trentino Alto Adige le persone rinunciano a farli nel 26% dei casi per i costi (in Italia 45%), nel 12% per la distanza (10% in Italia) e nel 68% per le liste d'attesa eccessiva (52% in Italia). Insomma, i costi per la salute nel ricco Trentino Alto Adige non sono un grande problema, la distanza dell'ambulatorio o ospedale dove si prenota la visita sono un "problemino", ma le liste d'attesa sono un problema enorme. Con risultato che i cittadini, di fronte a settimane, mesi o addirittura anni di attesa, desistono e non si curano.
Oppure, più probabilmente, si rivolgono al sistema privato, anche in virtù della constatazione, supportata dai dati del report, che i soldi bene o male ci sono. Nel report si sottolinea che «il problema delle liste d'attesa si rivela particolarmente grave in Trentino Alto Adige (68,5%), Umbria (65,6%) e Sardegna (64,6%), regioni in cui tale barriera supera ampiamente la media nazionale (52,8%). Nel complesso, questi dati mettono in luce come le criticità assumano una chiara connotazione territoriale: nel Mezzogiorno prevale il peso dei costi, mentre in diversi contesti del Centro-Nord emergono con forza le difficoltà organizzative legate ai tempi di attesa.
Tale eterogeneità segnala che l'universalismo formale del Ssn non sempre si traduce in un accesso equo e omogeneo ai servizi».Nell'indagine, condotta con cadenza annuale e che coinvolge circa 25.000 famiglie e oltre 50.000 individui, emergono anche una serie di dati positivi per il Trentino e per l'Alto Adige: ad esempio l'aspettativa di vita e quella di vita in buona salute: nel 2024, le province autonome di Trento e Bolzano sono risultate le più longeve (84,7 e 84,6 anni rispettivamente) mentre all'opposto, quelle con la sopravvivenza inferiore sono la Campania e la Sicilia (81,7 e 82,1 anni). Bene anche il tasso di mortalità "evitabile", con il Trentino che si assesta a 15,1 casi per 10.000 abitanti, contro una media nazionale di 19,2. Anche la mortalità infantile è minore (1,9 nella nostra provincia e 2,6 in Italia).


