PHOTO
TRENTO. Hanno agito a colpo sicuro i malviventi che hanno ripulito l'appartamento di via Verdi, dal quale, nella notte tra sabato e domenica, sono sparite opere d'arte e gioielli per decine di migliaia di euro. Forse anche centinaia: una stima esaustiva del bottino non è ancora stata definita.
L'appartamento colpito è quello che si trova al terzo piano della palazzina al civico 31, nella parte della via che corre tra gli incroci con via Rosmini e via Inama, a fianco della facoltà di Economia, di proprietà della vedova di un costruttore edile scomparso qualche anno fa: la donna - così come faceva la coppia prima della morte dell'uomo - trascorre sporadicamente brevi periodi nell'appartamento, vivendo prevalentemente sulla Riviera di Ponente, in Liguria.
La padrona di casa è stata raggiunta dalla notizia del furto mentre si trovava a Bordighera e solo tra qualche giorno sarà a Trento per verificare l'accaduto e quantificare gli ammanchi.
Per raggiungere i locali al terzo piano, gli autori del colpo sono entrati in azione sul retro dello stabile: una volta raggiunto il piazzale che si apre alle spalle dell'edificio - scavalcando il cancello in metallo che si trova a sinistra della facciata principale - si sono arrampicati fino al piccolo balcone dell'appartamento.
Un'operazione non facile, ma nel portare a termine la quale i malviventi sono stati agevolati da numerosi punti d'appoggio, a partire dalla copertura dei box auto, al pianterreno.Una volta giunti sul piccolo balcone, hanno forzato la portafinestra, riuscendo a entrare nell'alloggio. E cominciando la razzia. Non è chiaro per quanto la banda si sia trattenuta nell'appartamento, anche perché i responsabili si sono mossi con la massima circospezione, in silenzio.
A confermarlo sono stati anche i vicini di casa, che agli agenti della squadra mobile della polizia del capoluogo che stanno curando le indagini, guidati dal vicequestore Tommaso Niglio, hanno riferito di non aver avvertito nessun rumore che li potesse mettere in allarme.
Uno dei condomini ha unicamente segnalato, verso le 3.45 del mattino di domenica, di aver udito un colpo sordo, nulla che potesse far pensare a un'effrazione in corso: «Ero sveglio per caso», ha spiegato domenica, dopo il primo sopralluogo e ribadito ieri, quando la mobile è tornata in via Verdi: «E non vi ho dato troppo peso».
A scoprire il clamoroso furto è stata una persona di fiducia della padrona di casa, che quasi ogni giorno passava in via Verdi per verificare che tutto fosse in ordine.
Ora le indagini della polizia, in attesa di quantificare con precisione il bottino, si stanno concentrando sulla raccolta di elementi che permettano di comprendere in che modo i malviventi siano venuti a conoscenza delle ricchezze custodite al terzo piano del palazzo. È evidente che la banda - altamente specializzata - entrata in azione, sapeva con precisione come, dove e quando muoversi.


