VERONA. «Se pensiamo che qualche anno fa la società doveva portare i libri in tribunale, quello che è stato realizzato è qualcosa di importante. Nel 2023 abbiamo raggiunto la quota di 3,7 milioni di passeggeri con una crescita del 7,8 per cento, e per il 2025 puntiamo a superare i 4 milioni, in attesa delle Olimpiadi». Dopo l'approvazione del bilancio che ha visto il ritorno dopo anni di un piccolo ma significativo ritorno all'utile (338mila euro), Paolo Arena presidente dell'Aeroporto Catullo di Verona guarda al futuro.

Gli investimenti.

Partendo però dagli investimenti fatti, ovvero il "Progetto Romeo". Il piano di sviluppo dello scalo riguarda la riqualificazione e l'ampliamento dell'area partenze (da 24.840 a 36.370 metri quadrati), a cui si aggiungerà la ristrutturazione di oltre 10. 000 metri quadrati di aree già esistenti. I lavori, eseguiti nel corso del tempo senza interruzione dell'operatività, sono in fase di completamento.

Ad oggi sono stati realizzati interventi per oltre 50 milioni di euro sugli 80 previsti, vale a dire area 46 nuovi banchi check-in; collegamento diretto, coperto, tra partenze e arrivi con la realizzazione di nuovi uffici per gli operatori aeroportuali; tre nuovi torrini collegati da pontili in vetro e acciaio nella zona di decollo/atterraggio e manovra degli aerei; magazzini interrati; nuova Area Security (già inaugurata).

«La società - dice con un pizzico di orgoglio Arena - ha mantenuto gli impegni che aveva dato ai soci e ai territori quando avevamo affermato che saremmo stati in grado di consegnare la struttura terminata in tempo per le Olimpiadi, e nei giorni scorsi abbiamo aperto anche la nuova area duty free».

«La struttura - continua Arena - sta lavorando secondo le nostre aspettative, dentro il polo aeroportuale del Nord Est (Venezia, Treviso, Verona, Brescia, ndr), gestito in maniera coordinata dal Gruppo Save che cura anche lo scalo belga di Charleroi».

Provincia terzo azionista

La Catullo spa, che gestisce Verona-Villafranca e Brescia-Montichiari, è controllata da Save (di cui Enrico Marchi, presidente di Finint, ha la guida e il 20%) con il 45,34 per cento delle azioni. La maggioranza è in mano pubblica.

I maggiori azionisti sono la Camera di commercio di Verona con il 19,6%, la Provincia di Trento con il 14,81% (che nella persona dell'attuale presidente di Confindustria Lorenzo Delladio esprime il vicepresidente) e la Provincia di Verona con il 10,32%. Per il Trentino si tratta dello scalo di riferimento, sopratutto a livello di "incoming". Nel 2024 sono stati 120.000 i visitatori atterrati all'aeroporto Catullo che hanno scelto come loro destinazione prevalente (ovvero oltre la metà delle notti) Trento e le valli turistiche. Non ci sono dati certi e recenti sull'indotto generato dallo scalo per l'economia provinciale, ma si può verosimilmente calcolare da una cifra minima di 500 euro per due giorni a oltre 2mila euro a persona.

I collegamenti intermodali

Per il futuro il tema è il collegamento tra l'aeroporto e le valli. «Già esiste la navetta per le località sciistiche nel periodo turistico di punta - spiega Arena -, ora la sfida è quella di connettere tutti gli aeroporti del Nord Est per fare in modo che scali di arrivo e partenza possano essere diversi» spiega Arena. «Stiamo progettando un sistema di interconnessione integrata aereo-treno- gomma, mentre è allo studio un collegamento tra la stazione centrale di Verona e Peschiera con fermata al Catullo per dare un servizio ancora più completo ai passeggeri».

Nuove rotte

«Vogliamo sviluppare nuove rotte e consolidare quelle in essere, per rendere lo scalo più strutturato e sempre meno legato ai flussi stagionali: oggi si raggiungono 90 destinazioni e attraverso gli hub di Monaco, Francoforte e Parigi tutto il mondo - spiega Arena -. Per quanto riguarda il Charles De Gaulle siamo passati da 3 a 4 voli settimanali di Air France, 5 in estate. Ora tocca a Roma. Stiamo lavorando per riaprire la rotta, non solo come collegamento con la capitale, ma come un hub in più verso le destinazioni internazionali».