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TRENTO. L'impianto di incenerimento dei rifiuti si farà e sarà un termovalorizzatore da sistemare a Ischia Podetti. Il Comune di Trento riceverà un ristoro di 700 mila euro all'anno.
Sono queste le indicazione che arrivano dal tavolo tecnico provinciale chiamato a scegliere come chiudere definitivamente il ciclo dei rifiuti in Trentino. Il corposo studio è stato consegnato l'altro giorno all'Egato dall'assessora provinciale Giulia Zanotelli.
Ora i consiglieri dovranno valutarlo. Dopo mesi di analisi, confronti e simulazioni economiche, la relazione individua infatti nell'area dell'attuale discarica di Trento il sito più adatto per ospitare il futuro impianto destinato a trattare il rifiuto residuo che oggi viene spedito fuori regione a costi sempre più elevati. La scelta non nasce soltanto da una questione geografica.
Ischia Podetti dispone già delle infrastrutture necessarie, è destinata da anni alle attività di smaltimento dei rifiuti, ha collegamenti viari adeguati e consente di limitare il consumo di nuovo territorio.
Inoltre è presente il nuovo catino di discarica destinato esclusivamente ai residui finali del trattamento, evitando così di dover realizzare nuove strutture di supporto.
La relazione affronta anche la domanda che in questi anni ha diviso politica e opinione pubblica: conviene davvero costruire un termovalorizzatore? La risposta del tavolo tecnico è sì. Non solo perché permette al Trentino di smettere di esportare ogni anno decine di migliaia di tonnellate di rifiuti, ma soprattutto perché mette al riparo cittadini e Comuni dalle oscillazioni del mercato.
Negli ultimi quindici anni il costo dello smaltimento è infatti passato da circa 80 euro a tonnellata agli attuali 250 euro. Continuare a dipendere dagli impianti di altre regioni significa restare esposti a rincari e risorse sempre più limitate. L'investimento per il nuovo impianto è certamente importante, ma secondo gli estensori della relazione garantisce nel tempo maggiore stabilità economica, recupero energetico e autosufficienza del sistema provinciale.
Per il Comune di Trento, chiamato a ospitare l'impianto, è previsto inoltre un ristoro economico di circa 700 mila euro all'anno, una compensazione stabile destinata al territorio. La questione dei costi è centrale. Il Trentino produce più di 270 mila tonnellate all'anno di immondizia spendendo decine di milioni di euro per lo smaltimento.Uno dei punti più delicati riguarda il rapporto tra inceneritore e raccolta differenziata. Il termovalorizzatore dovrà trattare esclusivamente ciò che non può essere recuperato, mentre resterà prioritario continuare a ridurre la produzione dei rifiuti e migliorare la raccolta differenziata e l'impianto non rallenterà il riciclo.
Anzi, la relazione smonta quella che definisce un'illusione statistica. Il Trentino ha raggiunto una raccolta differenziata dell'82,7%, ma questo dato non racconta tutta la realtà. Una parte crescente del materiale raccolto contiene impurità e deve essere scartata negli impianti di riciclo, tornando a essere rifiuto da smaltire. Non basta quindi differenziare di più: bisogna differenziare meglio.
Serve più qualità. Ed è proprio qui che emerge un'altra conclusione destinata a far discutere. Secondo le analisi merceologiche, la raccolta differenziata è ormai vicina al proprio limite fisiologico. Anche migliorando ulteriormente il comportamento dei cittadini, la percentuale massima realisticamente raggiungibile arriverebbe attorno all'85 per cento. Rimarranno comunque migliaia di tonnellate di rifiuti non recuperabili, dai prodotti assorbenti ai materiali compositi e sporchi ai rifiuti ospedalieri come le garze, che nessuna tecnologia oggi consente di riciclare in modo sostenibile.
Il messaggio finale della relazione è netto: il termovalorizzatore è l'impianto preferito anche rispetto al gassificatore, più costoso e meno produttivo.



