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TRENTO. L'inflazione ha corso molto più degli stipendi. E il conto lo stanno pagando le famiglie trentine. Dal 2010 al 2023 il potere d'acquisto dei salari si è ridotto del 10,1%, con una perdita media di circa 2.500 euro di reddito familiare rispetto a quindici anni fa. È il dato che fotografa meglio di ogni altro il tema del caro vita affrontato ieri in Consiglio provinciale, durante la prima giornata della conferenza dedicata a produttività, salari e costo della vita.
A mettere in fila numeri e tendenze è stato Vincenzo Bertozzi, sostituto dirigente dell'Istituto di statistica della Provincia (Ispat), che ha ricostruito l'evoluzione dell'inflazione negli ultimi diciotto anni. Il quadro è chiaro: tra il 2008 e il 2025 i prezzi a Trento sono cresciuti del 36,9%, poco sopra la media italiana, ferma attorno al 35%. Ma il problema, ha spiegato Bertozzi, non è tanto che il capoluogo trentino sia stato più caro del resto del Paese, quanto il fatto che le retribuzioni non siano riuscite a tenere il passo con l'aumento del costo della vita.
La conseguenza è una progressiva erosione del salario reale. Tra il 2010 e il 2023, a fronte di un'inflazione di circa il 29%, il potere d'acquisto degli stipendi si è ridotto del 10,1%. Tradotto nella vita quotidiana significa che, mediamente, una famiglia dispone oggi di circa 2.500 euro in meno rispetto al 2010. «Le famiglie fanno sempre più fatica ad arrivare a fine mese», ha osservato Bertozzi.L'analisi di Ispat individua anche le cause principali dell'impennata dei prezzi. Un primo balzo si registrò nel 2012, con l'aumento dell'Iva e dei carburanti; un secondo tra il 2017 e il 2018.
Ma il vero spartiacque è stata la crisi energetica conseguente alla guerra in Ucraina: nel 2022 l'inflazione a Trento ha sfiorato il 13% annuo e i beni energetici hanno registrato rincari fino al 75%. Anche se oggi la crescita dei prezzi si è attenuata, non si è però tornati ai livelli precedenti, soprattutto per abitazione, alimentari e servizi ricettivi, le voci che più incidono sul bilancio delle famiglie.Il tema del salario reale è stato il filo conduttore dell'intera giornata di studio, promossa dalle opposizioni in Consiglio provinciale. Nell'aprire i lavori (condotti da Sandra Perini), Francesco Valduga di Campobase ha sostenuto che garantire «lavoro di qualità, salari adeguati e reale potere d'acquisto» rappresenta il cuore stesso dell'azione politica, ricordando come dal 2008 il Paese viva una sorta di «crisi permanente» dalla quale non è ancora uscito.
Anche Lucia Coppola (Alleanza Verdi Sinistra) ha richiamato il tema del benessere delle famiglie, indicando nell'emergenza abitativa uno dei fattori che stanno comprimendo maggiormente il reddito. La casa, ha osservato, è diventata un problema trasversale che riguarda studenti, lavoratori e famiglie, imponendo scelte politiche più incisive. Dal canto suo il vicepresidente della Provincia - e assessore all'economia - Achille Spinelli ha detto che il Trentino continua a presentare indicatori economici migliori della media italiana, ma ha invitato a non fermarsi ai dati aggregati. L'aumento del costo della vita, ha osservato, pesa soprattutto sui redditi più bassi e su chi vive in affitto.
Per questo la risposta non può limitarsi agli aiuti economici, ma deve puntare a far crescere produttività, innovazione e qualità del lavoro. Il sistema trentino, ha detto, vive oggi «a doppia velocità»: eccelle nella ricerca pubblica, mentre molti settori produttivi tradizionali faticano ad aumentare il valore aggiunto. Da qui la necessità di favorire investimenti, innovazione e una contrattazione capace di tradurre gli incrementi di produttività in salari migliori. Nel corso della giornata sono intervenuti anche la direttrice del Centro Ocse di Trento Alessandra Proto, il presidente del Cda dell'Università di Trento Franco Bernabè (un intervento accademico di alto profilo il suo), il professor Fabio Pieri, il presidente dell'Agenzia del lavoro Riccardo Salomone e la dirigente provinciale Sara Verones, tutti offrendo una lettura complessiva e complessa delle sfide che attendono il Trentino: dall'innovazione alla crisi demografica, dal mercato del lavoro alla transizione energetica.
Ma il dato destinato a pesare maggiormente nel dibattito politico resta quello evidenziato da Ispat: in quindici anni il lavoro ha perso una parte significativa della propria capacità di garantire il tenore di vita delle famiglie trentine. E recuperare quel divario sarà probabilmente la sfida economica più difficile dei prossimi anni. La seconda parte della conferenza sarà mercoledì 24.


