TRENTO. David Dallago, 40 anni, è responsabile «al di là di ogni ragionevole dubbio» dell'omicidio del custode forestale Fausto Iob, aggredito e gettato nel lago di Santa Giustina il 3 giugno 2022. «Le considerazioni» della Corte d'assise d'appello di Trento «circa la valenza dei plurimi, convergenti indizi considerati» «superano senz'altro la soglia del mero sospetto e, anzi, pur confrontandosi con piste alternative, giungono a concludere, al di là di ogni ragionevole dubbio, nel senso della riferibilità del fatto all'imputato».

Questo il ragionamento della Cassazione, sezione prima penale, che ha rigettato il ricorso presentato da Dallago, assistito dall'avvocata Angelica Domenichelli. Ergastolo confermato: in 29 pagine la Suprema Corte motiva la decisione del 6 giugno scorso.

Movente: Iob non doveva parlare

I giudici Ermellini hanno ripreso l'analisi effettuata sia dalla Corte d'assise che dalla Corte d'assise d'appello, ricostruendo il tragico episodio ed evidenziando il movente: far tacere Iob riguardo al furto di legname. Un ragionamento che non è illogico «tenuto conto che la sentenza di secondo grado valorizza non tanto il furto per il valore commerciale del legname sottratto, quanto piuttosto le ricadute che la divulgazione, da parte di Iob, della condotta del Dallago avrebbe avuto sulle future commesse e, quindi, sull'attività imprenditoriale dell'imputato».

Gli undici motivi della difesa

La difesa ha proposto ben undici motivi per i quali la sentenza sarebbe stata da rivedere. «Non si sarebbe concessa alla difesa la possibilità di dimostrazione che l'azione omicidiaria, così come ricostruita, era irrealizzabile nonostante vi siano, agli atti del processo emergenza di tal senso» è stato evidenziato nel ricorso. La difesa ha sostenuto l'incapacità dell'imputato di trasportare e scaricare la vittima, l'incompatibilità dell'azione con la condotta di una sola persona, ma anche rilevato l'assenza di tracce di sangue sul luogo del delitto, nonché la ricostruzione dell'accaduto e la traccia di Dna non databile.

Congetture e non prove: «Gli otto indizi a carico dell'imputato non sono dimostrativi della responsabilità per il reato di omicidio» ha sostenuto l'avvocata Domenichelli, evidenziando che il sospetto a carico di Dallago è nato solo per il furto di legname avvenuto il 2 giugno (il giorno prima dell'omicidio) ed è «mera congettura».

Per la difesa non sono state sondate piste alternative, «relative ad un possibile movente economico o passionale, tutt'altro che remoto». Nei luoghi della tragedia - è stato evidenziato - ci sarebbe stata anche un'altra persona, un amministratore locale. Tra i punti del ricorso, c'è la mancata motivazione relativa all'esclusione di alcuni testi, all'acquisizione dei diari della vittima e alla richiesta di esperimento giudiziale.

«Ricorso infondato»

Per gli Ermellini «il ricorso non illustra la decisività delle prove che avrebbero dovuto essere oggetto di rinnovazione dell'istruttoria». La motivazione dei giudici di secondo grado «passa in rassegna i singoli indizi e, poi, opera un esame complessivo del compendio indiziario, reputandolo concordante, plurimo e grave».

La difesa, invece, ha considerato i vari elementi di prova «in una prospettiva atomistica». In altre parole, ogni elemento va contestualizzato: «nella valutazione complessiva ciascun indizio si somma e si integra con gli altri». La Cassazione, nel rigettare il ricorso, ha condannato l'imputato al pagamento delle spese processuali e delle spese - pari a complessivi 10.400 euro - sostenute nel giudizio dalle parti civili, ossia i figli della vittima Davide e Valentino Iob, assistiti dagli avvocati Paolo Mazzoni e Danilo Pezzi, e la sorella, il fratello e il nipote, Giuliana Iob, Gianfranco Iob e Rudy Cattani, con l'avvocato Lorenzo Eccher.

La ricostruzione che inchioda Dallago

Il boscaiolo, per i giudici di primo grado, era presente sul luogo dei fatti nell'arco di tempo in cui va collocata la morte della vittima. L'imputato, poi, secondo l'Appello, ha subito cercato di sviare le indagini e ha mentito sull'auto usata per recarsi nel bosco, luogo dell'aggressione. La macchina è stata poi ripulita dallo stesso Dallago (che ha acquistato candeggina il pomeriggio del giorno 3 ed è stato videoripreso il 17 giugno).

L'imputato, di fronte ai vigili del fuoco che il giorno 5 stavano cercando una persona scomparsa, ha negato di aver visto Iob nella seconda parte della mattinata, nell'orario compatibile con quello della morte.