Il Botrychium simplex - una delle tante rarità botaniche della val Jumela - forse non entrerà nelle liste delle specie scomparse. Una pianta di pochi centimetri è stata più forte di accordi elettorali, brame imprenditoriali, miopia amministrativa. Grazie ad un agguerrito gruppo di ambientalisti, a due avvocati e a tre giudici del Tar, questa piantina insieme ad uno degli ultimi angoli incontaminati delle Dolomiti - la val Jumela appunto - hanno una speranza in più di sopravvivere.

Almeno fino alla prossima delibera che darà il via a nuovi impianti a fune e a nuove colate di cemento in alta quota. Ieri infatti il Tar di Trento ha depositato la sentenza con cui i giudici Paolo Numerico (presidente), Ottorino Mazzuca e Gianfranco Bronzetti hanno annullato la delibera numero 2372 con cui il 25 settembre del 2000 la giunta provinciale guidata da Lorenzo Dellai dava di fatto il via libera al collegamento sciistico Buffaure-Ciampac.

Il tribunale amministrativo ha dunque accolto il ricorso presentato dagli avvocati Carlo Biasi e Massimo Amadori per conto di un folto gruppo di associazioni ambientaliste tra cui Italia Nostra, Wwf, Lega Ambiente, Lega italiana protezione uccelli. Diciamo subito che la battaglia ambientalista non è conclusa. La Provincia, ma anche le società interessate Funivie Ciampac e Contrin spa e Buffaure srl, potranno fare ricorso al Consiglio di Stato. Intanto quest'estate ruspe e macchinari per il movimento terra non disturberanno la quiete della valle, sempre che la delibera bocciata non rientri subito dalla finestra con un'integrazione di motivazioni. La sentenza del Tar, motivata in maniera articolata, ha comunque buone possibilità di reggere anche ad un eventuale appello. I magistrati sono entrati nel merito censurando la giunta per aver sacrificato l'interesse primario della tutela ambientale sull'altare dello sviluppo senza motivare in maniera sufficiente questa decisione.

Il provvedimento dei giudici affronta due diversi ricorsi: il primo (giudicato inammissibile perché nel frattempo superato dagli eventi) venne presentato dagli impiantisti contro il diniego allo sviluppo della val Jumela firmato dalla giunta autonomista di Carlo Andreotti nel 1997; il secondo fu presentato dagli ambientalisti contro il via libera firmato tre anni dopo da un'amministrazione di centro-sinistra con tanto di Verdi in maggioranza. Possibile? Andreotti nelle parti del "verde" e Dellai e Pinter in quella dei "cementificatori"? Facciamo un passo indietro. Il 15 maggio del 1997 l'esecutivo guidato da Andreotti, dopo aver dato il via libera alla seggiovia Buffaure-Col de Valvacin, diceva basta sostenendo che erano da considerarsi «pienamente soddisfatte e concluse le esigenze di sviluppo della zona Buffaure». Ma quel no resisteva solo tre anni. Cosa era accaduto nel frattempo?

Le elezioni regionali avevano mutato gli equilibri politici. Alla guida della Provincia sedeva Dellai che in campagna elettorale aveva ottenuto l'appoggio dei ladini di Fassa anche grazie alla promessa di riconsiderare lo sviluppo sciistico della val Jumela. Promessa poi mantenuta dal presidente, a costo di lacerazioni interne alla sua maggioranza, andando anche contro il parere (non vincolante) del Comitato per l’ambiente. Proprio quest’ultimo passaggio è risultato determinante per la bocciatura dei giudici. «La giunta - si legge in sentenza - è andata di diverso avviso e ciò le era certamente consentito dalla normativa in materia (...): tuttavia, considerando che detto parere dell’organo tecnico-consultivo deve essere "motivato", e nella fattispecie lo è stato con rigorosa analisi, ancor più puntuale e penetrante deve presentarsi la motivazione del deliberato provinciale».

Invece tali motivazioni secondo il Tar «non appaiono adeguate a supportare la diversa scelta operativa». Scelta che - sottolineano i giudici - non spiegava perché l’esecutivo avesse deciso di ribaltare le decisioni della precedente giunta. Ma le censure non si fermano qui. «Decisamente illogica e contraddittoria - rincarano la dose i giudici - si appalesa la motivazione ove fa proprio l'orientamento giurisprudenziale sulla rilevanza della salvaguardia dell’ambiente e poi considera preminente l'interesse socio-economico, limitandosi a dichiararlo compatibile con quello ambientale».

Il vero autogol della Provincia è stato però l’aver scritto che gli impianti della val Jumela non comportavano una irreversibile alterazione delle condizioni ambientali. «Emerge in modo inconfutabile dagli atti in causa - replicano i giudici - che gli interventi per la realizzazione dell'opera progettata prevedendo la movimentazione di notevoli quantità di materiale (si parlava di 94 mila metri cubi, ndr) con scavi e riporti andrebbero ad incidere in modo determinante ed irreversibile sull'assetto della val Jumela compromettendone gli aspetti geomorfologici che conferiscono alla stessa una spiccata originalità e bellezza». Un ambiente unico di cui il Botrychium simplex - che riposa sotto la neve ignaro di tutto - è diventato l’emblema.