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TIONE. «La prima cosa che mi hanno detto è stata: finalmente abbiamo dormito, perché non abbiamo sentito i droni». È una delle testimonianze che l'arcivescovo Lauro Tisi ha raccolto nei giorni scorsi durante l'incontro a Vigo Rendena con un gruppo di venticinque giovani ucraini provenienti dalla zona di Zaporizhzhia, a pochi chilometri dalla linea del fronte. Per quei ragazzi, abituati da anni a convivere con allarmi, bombardamenti e raid aerei, alcuni giorni trascorsi in Val Rendena hanno significato soprattutto la possibilità di ritrovare il silenzio e dormire senza la paura dei droni.
I giovani, tutti con meno di 23 anni, erano ospiti di Casa Terre Comuni grazie all'iniziativa della Cooperativa di Comunità Orizzontegiovani di Tione, accompagnati da due sacerdoti e da una religiosa. Ad accoglierli anche don Celestino Riz, parroco del territorio pastorale di Tione e amministratore delle parrocchie della Rendena, insieme all'arcivescovo Lauro Tisi.
A colpire profondamente l'arcivescovo non è stato soltanto il racconto della guerra vissuta quotidianamente, ma soprattutto la maturità con cui questi giovani guardano al futuro. «Mi hanno detto che stanno lottando per impedire che, anche quando questa guerra finirà – e ovviamente non sanno quando – la loro vita sia strutturata attorno all'odio», ha raccontato Tisi, intervenendo a Soraga nell'ambito degli incontri di Ispirazioni d'Estate.
Parole che l'arcivescovo ha definito «grandiose» e che, a suo giudizio, rappresentano un autentico investimento nella speranza. La scelta di non lasciare che la violenza subita si trasformi in rancore o desiderio di vendetta diventa infatti, secondo Tisi, una testimonianza di straordinaria forza umana e spirituale, capace di custodire la dignità della persona anche nelle situazioni più drammatiche.
L'iniziativa rientra nel percorso di accoglienza promosso dalla Cooperativa Orizzontegiovani, presieduta da Tiziano Salvaterra. Il gruppo è arrivato in Italia grazie alla collaborazione con padre Volodymyr Misterman, sacerdote impegnato a sostegno della comunità ucraina di Gallarate, e con padre Augustin Babiak, punto di riferimento per i fedeli ucraini nelle diocesi di Trento e Bolzano.
Nel dialogo con i ragazzi, Lauro Tisi ha ritrovato anche uno dei temi centrali della sua recente Lettera alla comunità, Il Vasaio: la necessità di disarmare il cuore e preservare l'umanità anche dentro le ferite della guerra. Come segno concreto di vicinanza e di speranza, l'arcivescovo ha donato una copia del testo ai giovani ucraini, affidando a quel gesto l'augurio di un futuro finalmente riconciliato con la pace.


