TRENTO. Tra leader mondiali, premier, ministri, presidenti, a Sharm el Sheikh, in Egitto, c'è anche un po' di Trentino. In particolari cinque giovani, studenti universitari e dottorandi, che la scorsa estate hanno partecipato al bando dell'associazione Viracao&Jangada di Paulo Lima e dell'Appa, aperto a trentini e a chi studia in Trentino, per far parte di un progetto di comunicazione della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

Loro sono Federica Dossi, Marzio Fait, Jessica Cuel, Emiliano Campisi e Emanuele Rippa.

«Saremo in Egitto la prossima settimana - ci dicono - ma già da ieri stiamo seguendo da remoto una serie di eventi e appuntamenti, per poi raccontarli. Il progetto non si fermerà con la Cop: ci saranno delle conferenze rivolte ai giovani sull'educazione climatica e alla cittadinanza, realizzate con Appa».

Perché questa conferenza in Egitto e quali sono gli obiettivi?

Ci si ritrova con l'obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra a livello globale in modo equo e rispettare gli impegni previsti dagli Accordi di Parigi: limitare il riscaldamento globale a meno di 2 gradi, preferibilmente a 1.5°C, rispetto ai livelli preindustriali.

Si riuscirà a passare dalle parole ai fatti?

Questa Cop è stata nominata "la Copdell'implementazione": le aspettative della società civile sono molto alte, d'altronde in un mondo che ha raggiunto già +1.1°C di riscaldamento non c'è più tempo da perdere. Quest'anno si vorrebbe riuscire a superare la retorica e ad andare nel pratico.

In concreto?

Le promesse fatte devono diventare impegni concreti. Paesi come l'Italia devono sbloccare i finanziamenti per risarcire i Paesi che hanno subito le cosiddette "perdite e dei danni legati al clima" (loss & damage nella definizione ufficiale).

Diciamo che è giunto il momento di pagare per le nostre colpe: mettere dei soldi concreti sarebbe un vero stacco delle parole e sarebbe il simbolo di un cambio di rotta.

Ci sono voluti anni, forse decenni, ma ora il cambiamento climatico è diventato un tema riconosciuto da tutti, dai politici ai cittadini fino ai media di tutto il mondo.

Da una parte è vero, dall'altra meno. Spieghiamo: il nostro ambiente, quello universitario, è una sorta di bolla dove effettivamente queste tematiche sono molto sentite, già da tanti anni. Per questo diventa difficile capire quello che è il sentire comune. Certo, se poi guardiamo i risultati delle elezioni politiche forse i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale non sono in cima all'agenda degli elettori.

A cosa vi riferite?

I tre partiti che hanno vinto sono agli ultimi posti dell'indice dell'impegno climatico. Si tratta di una ricerca indipendente e scientifica che classificava i vari partiti in base al loro impegno in tema ambientale. E appunto chi ha vinto le elezioni era agli ultimi posti. Anche nel discorso di insediamento la premier Meloni ha parlato pochissimo di ambiente.

Passiamo al Trentino: gli effetti del cambiamento climatico li vediamo ogni giorno, a partire da tragedie come Vaia e Marmolada.

Gli impatti sono mondiali e locali. I nostri ghiacciai stanno scomparendo, negli ultimi mesi abbiamo visto l'Adige quasi prosciugato per la siccità, sappiamo che gli agricoltori stanno alzando la quota per viti e meleti, perché nei fondo valle è troppo caldo. E tutto questo ha effetti nell'economia e nella società. I cambiamenti si vedono, sono qualcosa di concreto e la gente se ne sta accorgendo.

Cosa vorreste chiedere ai nostri politici?

Che abbiano visione: loro pensano a breve termine, perché le elezioni sono sempre dietro l'angolo. Non devono pensare alla stagione turistica dell'inverno 2022-2023 ma a quella dell'inverno del 2035. Andando avanti così nel 2035 il turismo che c'è oggi non esisterà più, per questo bisogna guardare al futuro e non al breve termine.