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Quanto difficile sia spendere i soldi dello Stato, anche se regalati, lo dimostrano gli ormai famosi 1400 milioni che con decreto del Presidente della Repubblica sono stati assegnati a Trento, per la ricorrenza del Cinquantenario dell’unità d’Italia caduta nel 1968. Siamo nel 1973 e ancora quel denaro non è stato impiegato, non – si badi bene – perché a Trento non si sia saputo come usarlo, ma in quanto Roma, l’eterna, solo il 28 dicembre scorso si è finalmente decisa a sbloccare il fondo che era stanziato e disponibile fin dal 24 novembre 1969, fausto giorno in cui venne pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il citato decreto che era stato datato 7 novembre 1969.
In molti casi la legge pretende dai singoli cittadini un comportamento “da buon padre di famiglia” (vedi codici vari), pena il cadere in reati anche gravi. Ebbene, se quei soldini, o anche molti di meno, fossero stati usati da un buon padre di famiglia, per tutti questi anni quantomeno sarebbero stati messi a frutto – anche nella maniera meno redditizia, depositandoli su un conto fruttifero – ricavandone gli interessi. Lo Stato no: li ha stanziati e lasciati in giacenza, tesaurizzati.
Differentemente, Trento ora potrebbe avere già un'opera pubblica del valore di 1400 milioni di “allora” e non si troverebbe invece a dover godere di una somma notevolmente svalutata e che lo sarà ancora di più quando si tratterà di pagare effettivamente i costi di costruzione, presumibilmente verso il 1980!
Ma tant'è, che ora il Comune di Trento ha finalmente a disposizione, almeno in linea giuridica (la burocrazia non ha ancora finito), i soldi del Cinquantenario. Come vengano impiegati è noto e lo ha ribadito brevemente il sindaco in occasione dell'ultima seduta del 1972 del consiglio comunale. Si realizzerà sull’area del vecchio ospedale S.Chiara di Corso 3 Novembre un complesso socio-culturale che travalica lo stretto interesse cittadino, per abbracciare quello volutamente più ampio di opera al servizio dell’intera comunità provinciale.
Si tratterà di un centro dotato di auditorium, di sale di lettura, di strutture per lo sport e lo spettacolo, di attrezzature sociali (quali mense per i pendolari residenti in periferia ma che giornalmente vengono a Trento per lavoro o studio).
Quanto ai tempi di realizzazione, è stato finora annunciato che «ora si è nella possibilità di passare alla fase progettuale» dell'opera. Perché prima no? Mancava il parere vincolante di conformità che è stato dato appunto il 28 scorso dall'apposito comitato centrale di Roma, il quale ha approvato appieno la soluzione prospettata a suo tempo dal nostro civico consesso. Solo a questo punto si partirà con i progetti la cui realizzazione prima sarebbe stata un rischio economico, non essendovi la certezza che l'opera progettata sarebbe stata autorizzata.
Ma ora si dovrà correre in quanto lo stesso decreto che stanziava il denaro fissava un termine per il suo utilizzo: cinque anni, vale a dire entro il 31 dicembre del 1974. Sono due anni a partire da oggi, quindi. Nella speranza che le aste d'appalto non vadano deserte.


