TRENTO. Hanno un lavoro, un reddito dimostrabile e in alcuni casi anche un contratto a tempo indeterminato. Ma non riescono a trovare una casa. È il paradosso al centro di un’interrogazione presentata dalla consigliera provinciale Lucia Coppola (Alleanza Verdi e Sinistra), che porta all’attenzione della Provincia la situazione di un gruppo di lavoratori stranieri titolari di protezione speciale e attualmente ospitati nella struttura di via al Desert a Trento.

Il problema nasce dalla scadenza dei termini di permanenza previsti dal sistema di accoglienza. Per queste persone si avvicina quindi il momento di lasciare i posti letto assegnati, ma il passaggio verso il mercato privato dell’affitto si sta rivelando particolarmente difficile.

Secondo quanto riportato nell’interrogazione, i lavoratori sono occupati stabilmente sul territorio provinciale e impiegati in diversi settori: dall’impiantistica alla ristorazione, dall’edilizia alla vigilanza e ai servizi. Un inserimento lavorativo che, tuttavia, non sembra essere sufficiente a superare le difficoltà nell’accesso a un alloggio.

Il principale ostacolo sarebbe rappresentato dai costi degli affitti e dalla scarsità di disponibilità sul mercato, in particolare in una città dove una parte consistente dell'offerta è rivolta agli studenti. A questo si aggiungerebbero, secondo la consigliera, anche difficoltà e diffidenze da parte dei proprietari.

Il risultato rischia di creare un cortocircuito tra casa e lavoro. Senza un alloggio, infatti, diventa più difficile mantenere l'occupazione; senza un reddito da lavoro, a sua volta, aumenta il rischio di perdere la possibilità di sostenere autonomamente il costo di una casa.

Una situazione per la quale, secondo Coppola, non sarebbe sufficiente affidarsi esclusivamente al mercato privato. Nel tentativo di trovare una soluzione sarebbero già state coinvolte rappresentanze sindacali e datori di lavoro, alcuni dei quali, viene riferito nell'interrogazione, sarebbero disponibili a fornire garanzie personali per i propri dipendenti.

Il problema, però, resta quello della mancanza di alloggi a prezzi accessibili.

Da qui la richiesta alla Giunta provinciale di mettere in campo interventi specifici per evitare che lavoratori regolarmente occupati si ritrovino senza un posto dove vivere una volta terminata l'accoglienza. Tra le ipotesi indicate ci sono forme di edilizia abitativa sociale temporanea e strumenti di garanzia pubblica destinati alle persone con redditi medio-bassi che incontrano difficoltà nell'accesso al mercato privato degli affitti.

Coppola chiede inoltre di capire se la Provincia intenda coordinarsi con Itea, Comuni e parti sociali per aumentare la disponibilità di abitazioni a canone sostenibile destinate anche alla manodopera impiegata nelle imprese e nei servizi del territorio.

L'interrogazione affronta anche la situazione della stessa struttura di via al Desert. Nel documento vengono infatti riportate segnalazioni relative al sovraffollamento e a condizioni igienico-sanitarie e manutentive ritenute precarie. Su questo punto la consigliera chiede alla Provincia quali verifiche e interventi di manutenzione siano previsti per garantire condizioni adeguate di vivibilità.

Il caso solleva così una questione che va oltre la singola vicenda dei lavoratori ospitati in via al Desert: l'accesso alla casa come condizione necessaria per rendere stabile un percorso di autonomia già avviato attraverso il lavoro.

Per questo Coppola chiede alla Giunta provinciale «azioni urgenti e straordinarie» per evitare che persone oggi occupate possano ritrovarsi in strada al termine della permanenza nelle strutture di accoglienza.

L'obiettivo indicato nell'interrogazione è quindi quello di individuare un passaggio intermedio tra accoglienza e piena autonomia, attraverso soluzioni abitative sostenibili che permettano a chi ha già un lavoro di conservarlo e proseguire il proprio percorso di inserimento sul territorio.