TRENTO. Tra disabilità certificata, disturbi specifici dell'apprendimento e bisogni educativi speciali, la quota degli alunni con fragilità in Provincia ammonta a oltre 10.700. Questo il dato delle ultime rivelazioni sulle istituzioni scolastiche e formative provinciali e paritarie che hanno visto, solo negli ultimi dieci anni, raddoppiare le percentuali dei bisogni particolari di studenti e studentesse. A tutti gli effetti un quadro complesso che finisce per fare i conti con la carenza di docenti formati (tra i precari uno su tre non ha la specializzazione) e sull'insorgere di nuove patologie di contesto.

I numeri della fragilità

Secondo l'ultima rivelazione, relativa all'anno 2025/26 e resa nota in risposta ad un'interrogazione della consigliera provinciale Michela Calzà (Pd), gli studenti e le studentesse con disabilità certificata (legge 104) e con disturbi specifici dell'apprendimento (Dsa) nel territorio provinciale sono stati rispettivamente 3.195 e 6.034. A questi vanno aggiunti anche i 1.524 alunni con bisogni educativi speciali (Bes), la cui ultima rilevazione risale all'annata precedente. In tutto la mappa della fragilità scolastica conta 10.753 alunni, che raggiungono oltre i 12.000 se aggiungiamo anche i 1.319 alunni stranieri che nell'annata 2024/25 necessitavano di un piano didattico personalizzato (Pdp) poiché provenienti da contesti migratori.

Il corpo docente

Se osserviamo il numero dei docenti di sostegno nell'annata 2025/26 questi ammontavano in tutto a 964, ossia tenendo conto del numero degli alunni con certificazione di disabilità, circa 1 docente ogni 2,4 alunni.

Se guardiamo alla realtà quotidiana, il «rapporto» non è un numero fisso, ma un paradosso: un docente di sostegno spesso deve dividersi infatti tra 2 o 3 alunni certificati in classi diverse, e contemporaneamente, nella stessa classe, possono esserci altri 4-5 alunni con Bes o Dsa che non hanno supporto specifico. Il carico inclusivo ricade sul consiglio di classe, ma con una pressione altissima. Un rapporto di 1 a 10 (se consideriamo tutte le fragilità) significa che, in una classe standard di 20 persone, almeno metà degli studenti necessiterebbe di una didattica personalizzata.

A questo si deve aggiungere il nodo precarietà. Su 964 docenti 488 sono di ruolo e 476 precari. Di questi ultimi 167 sono senza titolo di specializzazione: ossia 1 su 3.

Il contesto

A questi numeri, già critici, si deve tenere conto delle fragilità determinate dalla trasformazione del contesto socio-culturale, i cui numeri sono difficili da determinare, ma comportano scelte organizzative, formative e metodologiche ad hoc. Tra queste fragilità si possono annoverare le dipendenze (come quella dalla tecnologia) o disturbi di salute mentale e stati di malessere. Secondo gli ultimi dati presentati dall'Osservatorio epidemiologico dell'Azienda Sanitaria, ad esempio, 1 giovane su 10 soffre di depressione.

Il commento

«Negli ultimi 5 anni le diagnosi sono aumentate del 26% - spiega Paola Pasqualin, dirigente dell'I.c. Trento 5 -. Questo accade per varie ragioni: dalla presa in carico della sanità e, quindi dalla presenza di una maggiore qualità della cura delle persone; ma anche da un bisogno che non centra nulla con le certificazioni, ossia quello di mettere un'etichetta dappertutto. E non sempre questa è di aiuto per il percorso scolastico, perché la sanità, spesso, questi bambini e bambine li vede pochissimo». E il quadro della fragilità sembra, sul territorio, a «macchia di leopardo»: «È su alcune zone che si sommano difficoltà diverse - spiega Pasqualin - dalla disabilità al dsa, fino a all'alunno straniero e quello che vive un disagio socio ambientale. In alcune aree della città abbiamo concentrata una complessità maggiore». Infine anche il nodo personale: «Alla primaria abbiamo tanti docenti senza titolo - spiega Pasqualin- e per l'ultimo concorso ordinario al sostegno non abbiamo neanche il numero di iscritti pari al numero di posti disponibili. Per chi è già dentro al sistema forse dovremmo pensare ad un accesso per altre vie».