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TRENTO. Grande entusiasmo per i circa 330 ragazzi trentini a Roma per il Giubileo dei Giovani, che culmina oggi, 3 agosto, con la messa del Papa. Hanno incontrato migliaia di coetanei e hanno passato la notte nella spianata di Tor Vergata, in contemplazione insieme al Papa per la festa e la veglia che si è svolta ieri sera. «C'è un meraviglioso clima di comunità che unisce tutti» racconta Stefano, di Gardolo.
La messa presieduta da Papa Leone XIV chiude il Giubileo dei Giovani. Leone ai giovani ha parlato delle loro fragilità invitandoli a non farne un "tabù". "La fragilità di cui ci parlano, infatti, è parte della meraviglia che siamo".
"Pensiamo al simbolo dell'erba: non è bellissimo un prato in fiore? Certo - ha proseguito Papa Leone -, è delicato, fatto di steli esili, vulnerabili, soggetti a seccarsi, piegarsi, spezzarsi, e però al tempo stesso subito rimpiazzati da altri che spuntano dopo di loro, e di cui generosamente i primi si fanno nutrimento e concime, con il loro consumarsi sul terreno. È così che vive il campo, rinnovandosi continuamente, e anche durante i mesi gelidi dell'inverno, quando tutto sembra tacere, la sua energia freme sotto terra e si prepara ad esplodere, a primavera, in mille colori".
Il Papa ha detto sempre rivolto ai giovani: "Noi pure, cari amici, siamo fatti così: siamo fatti per questo. Non per una vita dove tutto è scontato e fermo, ma per un'esistenza che si rigenera costantemente nel dono, nell'amore. E vi dico che un mondo di pace è possibile".
"Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate. Non accontentatevi di meno". "Vi affido a Maria, la Vergine della speranza. Con il suo aiuto, tornando nei prossimi giorni ai vostri Paesi, in tutte le parti del mondo, continuate a camminare con gioia sulle orme del Salvatore, e contagiate chiunque incontrate col vostro entusiasmo e con la testimonianza della vostra fede! Buon cammino!", ha concluso Papa Leone.
Nell'omelia il Papa ha citato un discorso di Bergoglio: "Ciascuno di noi è chiamato a confrontarsi con grandi interrogativi che non hanno una risposta semplicistica o immediata, ma ci invitano a metterci in cammino, a superare noi stessi, ad andare oltre, a un decollo senza il quale non c'è volo. Non allarmiamoci, allora, se ci scopriamo interiormente assetati, inquieti, incompleti, desiderosi di senso e di futuro. Non siamo malati, siamo vivi!".
"Siamo con i giovani di Gaza, con i giovani dell'Ucraina e di ogni terra insanguinata dalla guerra" ha detto il Papa all'Angelus, alla fine della messa. "Voi siete il segno - ha detto Prevost al milione di ragazzi che hanno partecipato alla celebrazione - che un altro mondo è possibile, un mondo di amicizia in cui i conflitti non vengono risolti con le armi ma con il dialogo".
"Il pellegrinaggio dei giovani continua": lo ha detto il Papa ricordando la Giornata Mondiale della Gioventù a Seoul nel 2027 e annunciando la data, "dal 3 all'8 agosto".


