TRENTO. Si svolgeranno giovedì 27 novembre, alle 14,30, i funerali di Nicola Pallaoro, l’artigiano 34enne morto 17 giorni dopo un incidente stradale avvenuto a Ferrara.

I familiari, gli amici e la comunità lo abbracceranno per l’ultima volta nella chiesa parrocchiale di Pergine Valsugana. Domani sera, mercoledì 26 febbraio, verrà invece recitato il rosario nella chiesa parrocchiale di Roncogno, il paese natale di Nicola, che lascia la moglie Federica e i due figli Adele e Daniele.

È proprio la moglie, Federica Anderle, a ricordare Nicola con parole struggenti. «Gli dicevo sempre che mi ha salvato la vita. Io non ho potuto fare altrettanto». Federica non ha parole per descrivere l'immenso dolore che in queste ore sta schiacciando lei e i suoi due bimbi. «Ho sperato fino all'ultimo. Speri sempre quando hai due figli piccoli. Non ho mai nascosto quello che provavo per mio marito. Bisogna dirsi sempre quello che si prova perché in un attimo ti può arrivare quella telefonata che ti cambia la vita».

E poche righe non riescono mai a racchiudere ciò che è stata realmente una persona e cosa ha rappresentato per coloro che l'hanno amata. «È arrivato in un momento difficile, in cui non credevo più nell'amore. Con lui ho capito cosa fosse il vero amore. Non mi ha mai fatto mancare nulla, era sempre presente. Ci ha sempre dato tutto. Era il mio orso brontolone, generoso, dolce. Sempre con la battuta pronta». Ma il 7 novembre, tutto è cambiato. «Mi ha chiamato Andrea che era con lui. Nicola si era preso una giornata di svago per staccare anche da lavoro». Tra le sue passioni, oltre alla pesca, c'erano anche i motori, in particolare le moto Enduro.

«Martedì gli è arrivata la moto nuova - aggiunge anche l'amico, Marco Frison - era molto appassionato dopo svariati modelli usati, era arrivato a prendersi quella nuova. È stato il mio testimone di nozze. Abbiamo sempre mantenuto un rapporto nel corso del tempo. Era devoto al lavoro, si dava da fare: pronti, attenti, via e lui c'era. Da zero a cento. Se gli veniva in mente qualcosa si andava. Anche la casa, è riuscito a costruirsela da solo». Ciò che più commuove, però, è la rete di solidarietà che si è creata intorno ai famigliari del 34enne, fin dai primi istanti. Accanto a Federica e ai genitori di Nicola, erano sempre presenti gli amici che in quei terribili giorni di attesa e dolore hanno anche creato un gruppo su Whatsapp per darsi il cambio all'ospedale di Cesena. E non lasciare mai solo il loro compagno

«Io - conclude Federica - non sono mai riuscita a staccarmi da lui. Mi sono trasferita lì per due settimane, prima che lo riportassero a Trento».