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TRENTO. Il gioco d'azzardo divora l'Italia e punta dritto anche ai giovani trentini. I numeri sono agghiaccianti: 150 miliardi di euro nel 2023, oltre il 7% del PIL nazionale, con l'online che fagocita più della metà del mercato. È questo lo scenario inquietante denunciato dai consiglieri di Campobase nella loro recente proposta di mozione provinciale. Il documento smaschera un fenomeno in rapida espansione che si sta pericolosamente "normalizzando" tra i giovanissimi, non più percepito come dipendenza ma come comportamento ordinario, mascherato dietro etichette rassicuranti come "gioco legale" o "gioco responsabile".
La fotografia scattata da Federconsumatori all'inizio del 2025 è impietosa: nei 3.232 comuni italiani con popolazione tra 2.000 e 9.999 abitanti – dove risiede il 25,5% degli italiani, circa 15 milioni di persone – il volume lordo giocato ha toccato la cifra record di 17,8 miliardi di euro, rappresentando quasi il 22% della raccolta complessiva nazionale da remoto.
L'offensiva dell'azzardo colpisce con particolare violenza la fascia giovanile. In tutta la Provincia – spiega Campobase – si assiste a un drammatico abbassamento dell'età di accesso, agevolato dalla facilità con cui i ragazzi possono connettersi alle piattaforme online e da una pubblicità sempre più aggressiva e pervasiva.
Il fenomeno ha già varcato i cancelli delle scuole: numerosi istituti superiori trentini hanno lanciato l'SOS, mentre l'associazione AMA viene letteralmente sommersa di richieste d'aiuto per affrontare situazioni già critiche tra gli studenti.
La mozione di Campobase cita espressamente gli studi della dottoressa Sabrina Molinaro del CNR di Pisa, che ha documentato come nelle aree geografiche in cui sono stati attivati progetti di prevenzione specifica, i dati successivi mostrassero un tasso notevolmente inferiore di giovani a rischio di sviluppare forme di gioco problematico o patologico.
La risposta proposta è un piano d'attacco su più fronti: innanzitutto, un'iniezione immediata di risorse economiche per progetti di prevenzione nelle scuole secondarie di secondo grado, affidati non a improvvisati ma a équipe specializzate con competenze specifiche sul tema del gioco d'azzardo patologico.
Sul fronte sanitario, la mozione propone un potenziamento radicale dell'offerta ambulatoriale territoriale, con servizi più accessibili e meno stigmatizzanti. In particolare, viene suggerita una riorganizzazione strategica dell'Unità Operativa Dipendenze dell'APSS, trasformando i centri di alcologia in punti di accesso alternativi e meno connotati rispetto al SerD. La proposta include una formazione specifica per gli operatori, al fine di garantire una presa in carico competente e mirata del problema.
Innovativa la proposta di sperimentare un'organizzazione dei servizi per fasce d'età, distinguendo tra utenti under e over 25, così da personalizzare l'intervento in base alle caratteristiche e ai bisogni specifici delle diverse generazioni.
Particolare attenzione viene dedicata anche alla fase riabilitativa residenziale, momento cruciale nel percorso di cura. I consiglieri di Campobase sottolineano l'importanza di una progettualità condivisa tra i servizi residenziali e quelli territoriali dell'APSS, in collaborazione con le realtà del terzo settore specializzate nel trattamento delle dipendenze da gioco. Il passaggio critico dall'uscita dalla comunità al reinserimento sociale viene identificato come snodo decisivo che richiede una presa in carico integrata.
La mozione si conclude con tre impegni precisi richiesti alla Giunta provinciale: promuovere un confronto sistematico tra tutti gli attori coinvolti nella prevenzione e nel trattamento del gioco d'azzardo patologico; garantire continuità nella presa in carico delle persone, soprattutto nella delicata fase post-comunità; attivare un sistema di monitoraggio condiviso che raccolga e analizzi i dati provenienti dalle diverse realtà impegnate sul campo, così da orientare efficacemente le politiche pubbliche in materia prima che l'emergenza diventi incontrollabile.


