TRENTO. «Sarà un piccolo centro da 20-25 posti. La richiesta del governo è di farne uno per ogni regione ma io e Kompatscher di comune accordo abbiamo detto che piuttosto che uno di medie dimensioni è meglio farne due più piccoli, uno per ogni provincia».

Maurizio Fugatti conferma quanto annunciato dal governatore dell'Alto Adige due giorni fa, ovvero l'avvio di un confronto col Ministero dell'Interno per la realizzazione di due Centri per il rimpatrio, e però corregge il tiro per quanto riguarda i numeri, dimezzando i 50 posti per ognuno dei due Cpr indicati da Kompatscher.

Per la verità per quel che riguarda le cifre siamo ancora nelle ipotesi di massima. «Il Ministero - spiega il capo di gabinetto del Commissariato del governo, Vincenzo Russo - non ha ancora dato indicazioni sulla capienza necessaria».

Che dipenderà anche dalle necessità attuali e future. Ciò che il governatore trentino vuole ribadire è che non si sta parlando di centri di accoglienza ma di un luogo dove vengono messi coloro che non sono in regola e sono in attesa di espulsione. «A volte, quando le forze dell'ordine devono espellere un soggetto, capita che ci sia difficoltà nel trovare posti disponibili e questo complica le procedure. Anche noi abbiamo dei soggetti che meriterebbero di essere espulsi velocemente rispetto ai percorsi che abbiamo oggi. Quindi, secondo il governo, questo problema potrebbe essere risolto realizzando una struttura per regione. Noi preferiamo due, una per provincia» spiega il presidente della Provincia. Attualmente i soggetti che si vuole rimpatriare vengono mandati nel Cpr che ha disponibilità di posti, a volte Bologna, altre Gorizia, ed è il Ministero che dà le indicazioni. In futuro la reclusione sarà molto più rapida e automatica.

Al momento non ci sono ipotesi sul luogo dove realizzare il Cpr trentino. Sicuramente Fugatti esclude che si faccia all'ex poligono di tiro di Roverè della Luna, la struttura ipotizzata sei anni fa che sarebbe stata punto di riferimento unico per le due province. A parte l'indisponibilità del Ministero della Difesa a concederla infatti come abbiamo visto non è più quella l'idea.Per quanto riguarda invece i Cas, i Centri di accoglienza straordinaria che accolgono in ogni regione gli immigrati che fanno richiesta di asilo e danno loro l'assistenza di cui hanno diritto secondo le norme internazionali, in Trentino siamo fermi a 700 posti disponibili, più gli oltre 400 occupati dai profughi di guerra ucraini, e non sono all'orizzonte richieste da parte del governo di ampliare la disponibilità per fare spazio all'ondata straordinaria di sbarchi. «Questa come altre province interessate dagli arrivi via terra attraverso la rotta balcanica non è coinvolta nella ripartizione degli arrivi sul territorio nazionale» conferma il vice prefetto aggiunto Russo.

Non c'è la richiesta da parte dello Stato e men che meno c'è la volontà da parte della Provincia di aumentare i posti letto, nonostante i 700 posti per i richiedenti asilo siano palesemente insufficienti rispetto alle richieste. «Siamo saturi - conferma anche il presidente della Provincia - ma un allargamento delle maglie rischierebbe di essere un richiamo per altri e in questa fase non è opportuno allargare questi percorsi».

Dunque 700 posti sono e 700 rimangono. Caratterizzati da un forte turn over - assicura il Commissariato del governo - perché l'accoglienza viene man mano revocata a chi non ha più i requisiti economici per l'ospitalità o a chi viene riconosciuto lo status di rifugiato o ancora a coloro a cui viene negato, e al loro posto subentrano i nuovi arrivati. Ma Comune e mondo del volontariato confermano nonostante ciò la presenza di centinaia di persone sotto i ponti, senza il posto che dovrebbe essere loro garantito.A proposito.

La raccolta fondi lanciata dal Centro Astalli su Gofundme per anticipare l'apertura del dormitorio alle Bellesini ha già abbondantemente superato l'obiettivo degli 8.000 euro. Dunque i 24 posti letto per richiedenti asilo ancora per strada saranno disponibili non dal primo novembre ma almeno dal primo ottobre, e forse anche un po' prima.

SUI CPR CRITICHE DALL'OPPOSIZIONE

«Di fronte a un problema epocale e complesso quali sono i fenomeni migratori, invece di investire in progettualità di lungo respiro, che mettano al centro accoglienza e inclusione si vogliono realizzare due Cpr anche nelle nostre Province autonome, così come in altri territori italiani».

Una constatazione piena di rammarico quella firmata dal consigliere provinciale Paolo Zanella e dal capogruppo comunale Federico Zappini. I due esponenti di Futura sottolineano come i Centri per il rimpatrio siano vere e proprie prigioni senza garanzie per i detenuti: «Sono dei buchi neri del diritto, luoghi di trattenimento di cittadini stranieri in attesa di esecuzione del provvedimento amministrativo di espulsione. Detenuti di fatto senza reato, che non vedono pienamente garantiti - anche a causa di carenza di risorse dedicate alla cura e all'accompagnamento sociale - i diritti alla salute, all'informazione, alla difesa e alla comunicazione. Manifestiamo tutta la nostra contrarietà a questo approccio e ribadiamo la necessità che si investano quelle risorse in progetti di vera inclusione, rivedendo la decisione di buttare in strada i migranti appena riconosciuta la protezione internazionale».

Punta l'indice contro il presidente Fugatti Lucia Maestri. La consigliera provinciale del Pd propone in maniera provocatoria di sospendere le prossime elezioni: «Non servono più. Il Trentino ha infatti già un nuovo presidente della Provincia: Arno Kompatscher! Infatti, il governatore sudtirolese annuncia di essere in dirittura d'arrivo nella trattativa con lo Stato per la creazione di un Cpr degli stranieri colpiti da provvedimenti di espulsione. E mentre Kompatscher fa il presidente anche del Trentino, Fugatti latita davanti ai problemi veri. E allora tanto vale fare un referendum per chiedere l'annessione all'Alto Adige/Südtirol, riconoscendo alla figura del presidente sudtirolese la vera leadership di questa terra».

«Riprogettiamo e ripristiniamo in tempi brevi un'accoglienza diffusa, tale da responsabilizzare tutti gli attori coinvolti: i cittadini, gli amministratori e i migranti stessi» chiede la segretaria di Sinistra italiana del Trentino, Renata Attolini.«Ritengo che invece di pensare a rispedire queste persone in luoghi dai quali sono stati costretti a fuggire sarebbe ragionevole rivedere le politiche di accoglienza che devono privilegiare l'inclusione e la tutela dei diritti umani e della dignità. Bisogna attivare strumenti che evitino l'emarginazione e un'ulteriore sofferenza e purtroppo i Cpr sono la negazione di ogni diritto». Così scrive in una nota la consigliera provinciale di Europa Verde del Trentino, Lucia Coppola.