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TRENTO. L’Autonomia del Trentino-Alto Adige come possibile modello di convivenza e tutela delle minoranze anche nei conflitti internazionali, a partire dall’Ucraina e dal Donbass. È il messaggio lanciato dai presidenti Maurizio Fugatti e Arno Kompatscher al Castello del Buonconsiglio, durante il convegno dedicato agli 80 anni dell’Accordo De Gasperi-Gruber. All’incontro hanno partecipato anche rappresentanti diplomatici di Australia, Ucraina, Corea del Sud e Giappone.
Per Fugatti, l’autogoverno trentino affonda le proprie radici in una storia che precede l’appartenenza allo Stato italiano. Una condizione di «terra di mezzo» che avrebbe favorito una particolare vocazione al dialogo e alla convivenza. Trentino e Alto Adige/Südtirol, secondo il presidente della Provincia, possono quindi rappresentare un esempio per realtà oggi attraversate da tensioni e conflitti, come l’Ucraina.
Il riferimento al Donbass è arrivato soprattutto da Kompatscher, che ha richiamato l’esperienza dell’Accordo De Gasperi-Gruber e i meccanismi di tutela sviluppati in Alto Adige. Il governatore ha ricordato come elementi del modello autonomistico siano stati ripresi negli accordi di Dayton per l’ex Jugoslavia e in quelli di Minsk sull’Ucraina. Tra i principi indicati, la rappresentanza dei diversi gruppi e strumenti capaci di garantire le minoranze nelle decisioni.
In Alto Adige, ha sottolineato Kompatscher, queste garanzie comprendono la possibilità della votazione separata per gruppi linguistici, strumenti di tutela giudiziaria, l’insegnamento nella propria madrelingua e le norme sulla toponomastica. È questo insieme di meccanismi a rendere l’Autonomia altoatesina un’esperienza osservata anche fuori dai confini regionali come possibile strumento per prevenire e gestire i conflitti tra gruppi linguistici ed etnici.


