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TRENTO. I governatori leghisti - tra cui c'è il trentino Maurizio Fugatti - si stanno stringendo intorno a Luca Zaia, oggi presidente del consiglio regionale del Veneto, e contano su di lui per raddrizzare la barca della Lega salviniana, che è in forte difficoltà dopo la deriva nazionalista e l'abbraccio con Roberto Vannacci finito male, e riportarla sulla rotta delle origini, quella di un partito territoriale come è sempre stata la Lega Nord di Umberto Bossi.
In questi giorni nel Carroccio è in corso un forte dibattito interno. Luca Zaia si sta muovendo in questo senso, con il supporto dei governatori e in recenti interviste ha proposto una nuova organizzazione interna della Lega sul modello federalista che unisce la bavarese Csu con il partito nazionale Cdu. In questo nuovo schema è evidente che Zaia si candida a guidare una rinata Lega nordista, che ambisce ad avere come perimetro l'intero Nord, dunque le roccaforti della Lega, a cominciare dal Veneto di Zaia, oggi guidato da un altro leghista, Alberto Stefani, anche lui oggi allineato su questa ipotesi, così come il governatore lombardo Attilio Fontana, poi Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia, e il presidente trentino Maurizio Fugatti che su questo scenario si dice d'accordo, compreso il modello federativo Csu-Cdu, perché sottolinea: «Serve occuparsi del Nord e del tema territorio, federalismo e autonomia. Quello che la Lega sul territorio ha sempre fatto».
Fugatti sarà presente al "ritiro" leghista previsto per i primi di luglio nel Trevigiano, terra di Zaia, anche se: «Non è ancora chiara la data». In effetti, mentre si susseguono i conciliaboli a livello nazionale tra Matteo Salvini e Luca Zaia e altri notabili della Lega per cercare un compromesso che eviti lo scenario peggiore, che è quello di una spaccatura del partito, non è stata ancora fissata la data di questo incontro di partito, che nelle intenzioni di Salvinidovrebbe riunire oltre ai parlamentari anche i rappresentanti istituzionali leghisti a livello regionale per fare il punto della situazione in vista delle elezioni politiche dell'anno prossimo, a fronte di sondaggi che continuano a dare la Legain calo paventando un imminente sorpasso da parte di Futuro Nazionale, il partito del generale Roberto Vannacci che solo due anni fa la Lega aveva candidato al Parlamento europeo.
Quella scelta di dare ospitalità a Vannacci, che aveva il vento in poppa, nelle liste del partito per risollevare i consensi della Lega non era stata presa bene dai dirigenti espressione dei territori così come la successiva nomina a vicesegretario del partito. Fugatti, subito dopo l'addio di Vannacci, non ha mancato di ostentare un brindisi di sollievo insieme all'assessora provinciale Giulia Zanotelli e a Stefania Segnana e Roberto Paccher. Quest'ultimo aveva dichiarato: «Siamo sempre stati a disagio rispetto ai suoi estremismi e non credo che la sua uscita danneggerà la Legaperché aveva spaventato gli elettori moderati e autonomisti».
D'altra parte il presidente Maurizio Fugatti era già stato chiarissimo sulla sua distanza siderale da una Lega sovranista e dal vannaccismo, nel settembre dell'anno scorso quando davanti al pratone di Pontida aveva esordito: «Su questo sacro suolo di Pontida sono nati gli ideali di autonomia, autogoverno e federalismo della Lega. Nascemmo qui dicendo che l'autogoverno e l'autonomia sono anticomunisti e antifascisti, questi sono i principi che stanno alla base di chi ama il proprio territorio e ne chiede il rispetto».
Ora resta da vedere se la proposta di Matteo Salvini a Luca Zaia, già rifiutata una volta, di fare il vicesegretario, potrà portare a una nuova fase per il partito, capace di risollevarne le sorti, mentre i parlamentari uscenti sanno che se non si riuscirà a imprimere un nuovo slancio i sondaggi sono destinati ad essere confermati e gran parte di loro resterà a casa.


