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TRENTO. «I dati scientifici e ufficiali pubblicati nel report Anaao Assomed sulle dimissioni dei medici ospedalieri spazzano via la narrazione di una Provincia in cui "va tutto bene" e mettono a nudo una realtà drammatica». Commenta così Paola Demagri il tasso di dimissioni volontarie dei medici che in Trentino Alto Adige è del 4,7%, superiore al dato nazionale del 3,5% e a quello di molte altre realtà del Nord.
«Nessun "fulmine a ciel sereno", dunque, per la vicenda dell'ospedale di Cles, ma la conferma di un trend in continua ascesa, di un disagio profondo e di una fuga strutturale dei professionisti dalla sanità pubblica», scrive in una nota la consigliera, ricordando che, a differenza di altre realtà italiane, il Trentino avrebbe le risorse e l'autonomia per fare meglio. «Di fronte a dati inconfutabili su cui basare scelte e programmazione, la Giunta provinciale continua invece a gestire l'emergenza con l'arroganza di chi rifiuta il confronto e nega l'evidenza dei fatti», attacca Demagri, sostenendo che «questo secondo mandato si sta caratterizzando per un'assenza totale di visione, di presenza nei luoghi del dibattito e di capacità decisionale sulle grandi priorità del territorio: non solo la sanità, la casa, ma anche la scuola, l'adeguamento dei salari, la tutela delle nuove fragilità e delle povertà emergenti».
Poi la consigliera torna sulla questione Cles e sul ritiro delle dimissioni da parte dei tre ortopedici. «L'atteggiamento muscolare probabilmente esercitato di recente sulla vicenda di Cles, dove anziché ascoltare il malessere dei professionisti si è scelto altro, magari con toni perentori sui medici che hanno rassegnato le dimissioni, è la cifra stilistica di questa gestione: una politica che stufa, non ascolta, richiama in emergenza e punta il dito anziché assumersi le proprie responsabilità».
E ancora: «È ora che il presidente della Provincia prenda atto che il suo governo sta fallendo su tutti i fronti chiave dell'Autonomia. Il Trentino ha bisogno di ascolto, di programmazione e di rispetto per i propri professionisti e per i propri servizi essenziali, non di presunzione e proclami propagandistici».


