TRENTO. Accusato di aver caricato sul proprio computer 20 files con immagini pedopornografiche, un ragazzo trentino è stato condannato con rito abbreviato ad un anno e 4 mesi. Una pena severa, a parere dell'avvocata che assiste l'imputato: l'intenzione è di presentare appello, non appena saranno rese note le motivazioni della sentenza.

La difesa aveva fin da subito evidenziato che non ci sarebbe alcun riscontro della presenza del materiale vietato nei dispositivi utilizzati dal giovane. Inoltre la perquisizione nell'abitazione corrispondente all'indirizzo Ip del computer era stata disposta, ma mai effettuata. Il reato, inutile nasconderlo, è di particolare gravità: per detenzione di materiale pedopornografico si rischiano fino a tre anni di reclusione e una multa non inferiore a 1.549 euro. L

L'imputato era finito nei guai per un segnalazione arrivata dagli Stati Uniti, grazie all'attività di monitoraggio in rete effettuata dal Ncmec, il National center for missing exploited children. Dalle indagini risultava che diversi files contenenti immagini e video con contenuto pedopornografico erano stati caricati da un utente italiano.

Attraverso l'indirizzo Ip del computer (una sorta di "targa" che identifica il dispositivo connesso ad internet) gli investigatori sono arrivati a Trento e al giovane che all'epoca dei fatti era poco più che diciottenne.La vicenda risale all'estate 2020, subito dopo il primo lockdown per la pandemia. In quel periodo la "rete" ha rappresentato la principale fonte di interazione con amici, colleghi e compagni di classe.

L'imputato ha spiegato che era iscritto a diverse chat e dunque riceveva numerosi files, negando con fermezza di aver caricato consapevolmente immagini di quel genere. Inoltre non era presente nell'abitazione all'arrivo degli investigatori; un controllo successivo sul materiale detenuto dal giovane non è avvenuto, dunque la perquisizione non è mai stata effettuata. Un'indagine "virtuale" secondo la difesa, che è pronta a presentare ricorso in appello.