TRENTO. Andrà avanti fino al 5 ottobre la raccolta firme per portare in Consiglio provinciale a Trento un disegno di legge di iniziativa popolare per regolamentare la richiesta di accesso alle procedure per il fine vita e l'obiettivo è quello di raccogliere 2.500 firme. Un annuncio che arriva nel giorno (22 luglio) in cui il tema torna alla ribalta per il caso della giornalista perugina Laura Santi, 50 anni, morta a casa sua, nel capoluogo umbro dopo essersi auto-somministrata un farmaco letale. Era affetta da una forma progressiva e avanzata di sclerosi multipla.
"La legge di iniziativa popolare provinciale va a colmare un vuoto che è lasciato tale dal 2019 dal Parlamento, che avrebbe dovuto legiferare per regolamentare le modalità di verifica", spiega all'ANSA l'avvocato Fabio Valcanover, iscritto all'associazione Luca Coscioni e tra i promotori della legge di iniziativa popolare. L'idea nasce "perché c'è la potestà legislativa della Provincia per intervenire in materia", ricorda Valcanover. "Nei più grandi Comuni, come Trento e Rovereto, è già possibile firmare, perché sono già presenti i moduli, ed è diritto del cittadino andare e chiedere di poter firmare".
A Trento, inoltre, i promotori sono presenti con due banchetti in piazza Pasi e in via Oriola. Per Valcanover si tratta di una legge importante "per far uscire dalla clandestinità la pratica di chi, nelle condizioni stabilite dalla Corte Costituzionale, cioè malattia incurabile, dolori insopportabili e consapevolezza delle proprie scelte, vuole decidere di morire dando fine alla sofferenza". Il ddl rappresenterebbe anche "un modo per non legare questa possibilità solo al censo, cioè a chi ha la possibilità di andare all'estero". Il tutto, conclude Valcanover, sarebbe "gestito dall'Azienda sanitaria locale".

