TRENTO. Nel 2025 in Trentino Alto Adige sono state 185 le richieste di informazioni al numero bianco dell'Associazione Luca Coscioni (06 99313409), lo sportello dedicato all'accesso al fine vita: 17 ogni 100.000 abitanti, un'incidenza significativa rispetto alla media nazionale. Nei giorni scorsi Marco Cappato, autentica anima dell'associazione, è intervenuto a Trento per il festival Co.Scienza, mentre prosegue l'iter della proposta di legge di iniziativa popolare "Liberi Subito" in Commissione Salute del Consiglio provinciale.

Come giudica la proposta di legge trentina?

«Siamo sulla strada giusta. Tiene conto della sentenza della Corte Costituzionale sul caso Toscana: il ricorso del governo puntava a dimostrare la non competenza della sanità regionale, ma la Corte lo ha smentito. È competenza delle Regioni organizzare i servizi sanitari, anche nel fine vita».

E il governo centrale che fa?

«Va in direzione opposta. Anziché valorizzare il diritto sancito dalla Consulta, ha proposto una legge restrittiva che svuota l'autonomia del Servizio sanitario nazionale, introduce un comitato etico di nomina governativa e restringe la platea di chi può accedere all'assistenza medica alla morte: non più le persone dipendenti da trattamenti di sostegno vitale, quindi anche familiari e caregiver, ma solo chi è attaccato alle macchine. Chiediamo alla maggioranza di ritirarla. Otto italiani su dieci sono favorevoli a una morte dignitosa e lo sono trasversalmente, anche tra gli elettori di FdI e Lega, persino tra il 57% dei praticanti religiosi assidui».

Come si spiega che la politica ignori una volontà così diffusa?

«Perché i gruppi di interesse - le associazioni "pro vita", ma anche il Vaticano - contano più della volontà generale. E non vale solo per la destra: anche la sinistra subisce queste pressioni. Queste realtà organizzate riescono a bloccare i partiti».

Le dichiarazioni anticipatorie di trattamento (il "testamento biologico") sono disponibili in tutti i Comuni, eppure le adesioni restano basse. Quali sono i limiti di questo strumento?

«La legge prevede campagne informative, ma quasi nessun Comune le fa davvero. Bisognerebbe formare i medici di base: sono il primo riferimento delle persone e su questioni così delicate devono essere preparati. È un fronte su cui si potrebbe lavorare anche su scala regionale».

La Corte si è pronunciata sull'obiezione di coscienza sull'aborto, giudicando incostituzionale l'esclusione degli obiettori dai concorsi pubblici. Cosa ne pensa?

«Un medico non dovrebbe essere costretto a fare ciò che la sua coscienza rifiuta. Ma è dovere del Sistema sanitario nazionale rispondere tempestivamente alle richieste di interruzione di gravidanza, per evitare che le donne ricorrano alla clandestinità o vadano all'estero. Le inadempienze sono gravi. Un passo concreto sarebbe consentire che la seconda pillola del protocollo RU486 si assuma a casa, ma non ovunque è permesso: in Trentino, ad esempio, non lo è».

La Corte si è espressa anche sul Codice della Strada di Salvini che prevede arresto e ritiro della patente per chi guida positivo a sostanze come il THC anche senza alterazioni, quindi verso chi è completamente lucido, giudicandolo non incostituzionale. Al tempo stesso ha indicato che la parte attuativa deve tenere conto dell'incidenza reale sulla capacità di guida. Contraddittorio?

«Senza dubbio. L'impianto della legge consente ancora di perseguire chi è perfettamente lucido alla guida, mentre al tempo stesso si aprono enormi margini di contenzioso interpretativo su cosa costituisca effettiva compromissione della capacità di guida. Sarà una manna per gli avvocati. Staremo a vedere come i giudici la applicheranno nella pratica».

E sulla cannabis terapeutica com'è la situazione?

«Può essere regolarmente prescritta dal punto di vista sanitario e legale, ma il problema concreto è la disponibilità del prodotto. L'Ospedale militare di Firenze ha il monopolio sulla produzione nazionale e non riesce lontanamente a soddisfare l'enorme domanda. È il risultato diretto dell'ostruzionismo ideologico verso la cannabis».

Sul fronte internazionale, si parla molto dello scontro tra Trump e papa Leone - da un lato il pontefice, dall'altro un presidente che si pone come un messia sostenuto dai fondamentalisti evangelici - ma sembra sparita la parola "laicità". Come si dovrebbe porre chi crede nella separazione tra politica e religione?

«Non è un fenomeno solo cristiano: pensiamo all'Iran teocratico o all'involuzione nazionalista e messianica di Israele. Siamo di fronte a un uso della religione come strumento di potere. Il Papa deve essere libero di dire ciò che vuole, e io di accoglierlo o meno. Ma i fondamentalismi religiosi alimentano le guerre: è una ragione in più perché le istituzioni si fondino sulla laicità».

Ha anche annunciato un impegno personale su un altro fronte.

«Ho avviato un digiuno a staffetta con altre 180 persone a sostegno della Corte Penale Internazionale, sotto attacco da parte degli Stati Uniti tramite blocco dei conti bancari e pressioni di ogni tipo. Chiediamo a von der Leyen di intervenire. La Commissione europea potrebbe disapplicare queste misure, ma finora ha scelto di non farlo per non disturbare il "manovratore».