TRENTO. Se le critiche al suo operato esplicitate in questi giorni da sindacati, esponenti politici ma anche addetti ai lavori lo hanno in qualche modo «toccato», il direttore generale dell'Asuit Antonio Ferro non l'ha dato a vedere.

«Io ho la coscienza a posto. Sono una persona che lavora 24 ore su 24 per la sanità trentina quindi sotto questo profilo non ho nulla da rimproverarmi. Poi, anche per quanto riguarda le tre principali sigle sindacali, ho sinceramente il riconoscimento dei rappresentanti che sono seduti al tavolo sindacale. Io al tavolo sindacale ci sono sempre e solo per l'impegno sulla sicurezza ho veramente avuto grandi riconoscimenti per quanto fatto dall'Azienda, in questo ultimo anno e mezzo. Quindi questo mi rassicura molto. Poi le dinamiche per cui qualcuno chiede le mie dimissioni le accetto e non serbo nessun rancore né altro. Anzi, le prendo come motivo di stimolo per fare sempre di più e meglio. Però, sinceramente, non è che questo mi abbia turbato più di tanto». Ferro ha detto di aver un ottimo rapporto con l'assessore, di essere uno che lavora «pancia a terra» e di avere il polso della situazione della sanità trentina e della fiducia che le persone hanno nei suoi confronti.

«Non solo dei miei operatori, ma anche dei tanti cittadini che in questi giorni mi hanno scritto e mi hanno detto di continuare a lavorare. Devo dire anche che abbiamo vissuto dei momenti molto, ma molto più delicati rispetto ai problemi informatici di questi giorni.

ispetto a questo problema, va detto, l'Azienda può "rincorrere" ma si tratta di fornitori esterni quindi noi possiamo dare un supporto, lavorare, riorganizzarci ma chiaramente il fulcro della questione sono i fornitori esterni. Quello che per me continua a rimanere il faro è il bene della popolazione trentina per cui ogni scelta che riguarda la mia direzione ha come metro di misura proprio il bene dei trentini». Dunque nessuna replica piccata da parte di Ferro, ma nemmeno nessun mea culpa da parte del direttore che invece ha preferito spiegare dal punto di vista tecnico i disservizi dei giorni scorsi. «Il problema informatico è rilevante, ma il cambiamento è epocale.

Nel caso del Cup, parliamo di due sistemi con cambio totale di approccio, fondamentale perché prima le agende non ci consentivano di avere il polso della situazione in tempo reale, mentre questo nuovo sistema permette un monitoraggio costante di quello che succede. Chiaro che per noi è fondamentale diminuire i tempi d'attesa telefonici e cercare di aumentare le persone che usano TreC per le prenotazioni online che oggi sono solo il 10% mentre ogni mese arrivano quasi 150 mila telefonate al Cup.

Effettuiamo un monitoraggio due volte alla settimana». Ha aggiunto Ferro: «Quanto al sistema informatico dei prelievi, abbiamo lavorato due notti per capire il problema, poi una volta superata l'emergenza abbiamo aumentato di mille posti le disponibilità per gli utenti. Anche qui però, è il fornitore che deve sistemare. Ci sono anche a spetti che la popolazione non percepisce, che sono quelli della privacy, della sicurezza dei dati, del monitoraggio di quello che viene fatto. Tutti aspetti di cui un'Azienda come la nostra deve tener conto. Come già accaduto con il programma informatico Sio per i pronto soccorso, in cui inizialmente c'erano stati dei problemi e che in tempi ragionevoli siamo riusciti a risolvere, così arriveremo alla soluzione anche di questi».