TRENTO. Stanno costando cari ad un gruppo di anarchici i "disordini" dell'autunno 2020: due condanne per oltraggio a pubblico ufficiale sono diventate definitive, risarcimenti compresi. La cifra che gli imputati dovranno versare agli agenti offesi è simbolica, ma dal punto di vista ideologico lo scotto da pagare è salato.

Era il periodo del Covid, con l'obbligo della mascherina e del distanziamento sociale, e con divieto di assembramento. Ma erano soprattutto mesi di tensione tra circolari del ministero della Salute, decreti e leggi in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica: norme che variavano in base al numero di contagi.

Nel settembre di quell'anno a Trento erano presenti i poliziotti del Reparto prevenzione crimine Lombardia per controlli straordinari del territorio. In zona Santa Maria Maggiore, nel corso di un servizio serale, gli agenti si erano avvicinati a quattro soggetti, due uomini e due giovani donne, che non indossavano la mascherina ed erano a meno di un metro di distanza l'uno dall'altro.

Alla richiesta di fornire i documenti, uno del gruppo prima si è rifiutato, poi ha consegnato la carta d'identità, infine ha dato in escandescenza: «Vergognatevi, fate schifo, sei una m..., fate un lavoro di m... e inutile» ha detto uno dei presenti ai poliziotti. A questi insulti se ne sono aggiunti altri, da parte di una antagonista: «Siete delle m..., fate schifo, vergognatevi».

Tali frasi, proferite ad alta voce, avevano attirato l'attenzione di altri soggetti, una decina, che si erano avvicinati alla polizia contestando i controlli in corso. Per evitare che i toni potessero ulteriormente alzarsi, erano intervenute altre due volanti. Momenti di alta tensione si erano verificati successivamente, davanti alla questura, dove si erano ritrovati una decina di anarchici in attesa del rilascio delle due ragazze del gruppo che erano state portate negli uffici di viale Verona per accertamenti sull'identità.

A processo per oltraggio sono finiti due 35enni della cellula antagonista trentina. Si tratta di Matteo Nascimben, difeso dall'avvocato Matteo Livio, e Marta Mulas: 8 mesi per il primo e 5 mesi e 20 giorni per la seconda, con condanna per entrambi al risarcimento del danno pari a 200 euro a favore di ogni poliziotto offeso.

Sono quattro gli agenti del Reparto prevenzione crimine che si sono costituiti parte civile, assistiti dall'avvocato Vincenzo Scaglione e, in Cassazione, dall'avvocata Roberta Pedrotti: riceveranno 400 euro a testa. Dopo la conferma in appello della condanna di primo grado, il ricorso degli imputati davanti alla Corte Suprema è stato dichiarato inammissibile. In particolare, riguardo al vizio di motivazione sostenuto dalle difese sulla configurazione dell'oltraggio (sostengono gli avvocati degli imputati che le offese non sarebbero state recepite da terze persone), gli Ermellini hanno evidenziato che «gli amici degli imputati, pur manifestando il loro dissenso nei confronti delle forze di polizia che hanno sanzionato gli imputati, non hanno concorso nelle offese all'onore e al prestigio dei pubblici ufficiali e, dunque, hanno effettivamente percepito le espressioni oltraggiose».

Nascimben e Mulas risultano essere coinvolti a vario titolo anche in altri due episodi avvenuti nel novembre di quell'anno in città, ossia la protesta fuori dal carcere e l'incendio ad un cassonetto in San Pio X (venne bloccata la strada ad un'ambulanza): in primo grado 25 anarchici sono stati condannati a 23 anni complessivi di pena.