PHOTO
TRENTO. Assolti, perché il fatto non sussiste: Giambattista Coradello, fondatore di Impresub, storica società di lavori subacquei del capoluogo e l'amministratore Lionello Conci, non avevano posto in essere alcuna evasione ai danni del fisco italiano tramite le controllate estere.
A stabilirlo è stata ieri la corte d'appello del Tribunale di Trento, che ha riformato - ribaltandola - la sentenza del novembre 2019 con la quale Coradello era stato condannato a 3 anni con il sequestro di beni per 493mila euro e Conci a 1 anno e sei mesi con il sequestro di 164mila euro di beni.
Erano accusati di avere omesso di dichiarare al fisco italiano - evadendo imposte dirette nel 2010 - 165 mila euro tramite la società egiziana (e altri 3 milioni di imposte negli anni precedenti, ma per quelle somme già tre anni fa era stata comunque dichiarata sopravvenuta la prescrizione).
Inoltre, al solo fondatore era stata contestata anche un'ulteriore evasione fiscale da 162 mila euro relativi agli utili della Idmc Overseas Fze con sede legale negli Emirati Arabi.
La condanna era arrivata dopo che era stata accolta la tesi secondo cui la sede operativa anche delle consociate era invece a Trento e qui avrebbero dovuto essere pagate le imposte.
Dopo tre anni, il secondo grado di giudizio ha invece accolto la linea della difesa, curata dall'avvocato Marco Stefenelli e dal legale romano Roberto Cusimano: le società straniere, a partire dall'egiziana Impresub International, erano imprese autonome, con decine di dipendenti, propri amministratori e uffici commerciali e dunque pagavano le tasse nei paesi dove operavano. La procura nel 2019 aveva ritenuto che la Impresub avesse evaso le tasse attraverso un esempio della cosiddetta esterovestizione e a nulla era valso il tentativo della difesa di portare all'attenzione le sentenze della Cassazione (due, del 2015 e 2018), che davano ragione a Dolce&Gabbana, casa di moda i cui vertici amministrativi erano stati accusato proprio di esterovestizione relativamente ad una loro sede in Lussemburgo.
La Suprema corte aveva spiegato che una società con sede legale in uno stato estero può essere qualificata come esterovestita solo se abbia posto in essere una costruzione di puro artifizio volta a conseguire esclusivamente un indebito vantaggio fiscale in assenza di insediamenti effettivi e attività reali nei paesi esteri.
Non era il caso di Impresub, che fino a una decina d'anni fa era leader a livello mondiale nel proprio settore, quello della prospezione marina, dell'installazione sottomarina, e della ricerca e del recupero di relitti. Poi alcune difficoltà economiche prima del colpo di grazia legato alla vicenda giudiziaria.
«È un bel giorno e ringrazio la magistratura per aver riconosciuto la nostra correttezza, seppur dopo anni. Resta il fatto che ormai non serve più a nulla», ha commentato amaramente Giambattista Coradello: «Fino al momento delle accuse di evasione, stavamo tenendo, eravamo già impegnati a saldare i nostri debiti col fisco: ricordo che avevamo pagato le prime due rate da 800mila euro. Poi la condanna aveva fatto saltare le commesse ed eravamo arrivati al fallimento».


