TRENTO - Valori di piombo dietile 430 volte oltre quelli ammessi dalla legge, mentre il piombo trietile supera di 92 volte la concentrazione consentita: sono impietosi i risultati delle analisi della falda acquifera di Trento nord nell'area Sequenza. Eppure qualcosa si sta muovendo in merito alla messa in sicurezza dei terreni a monte.

«Che la falda sia inquinata non stupisce - commenta il sindaco Franco Ianeselli - Ricordo che c'è l'ordinanza del Comune di un anno fa che intima agli attuali proprietari dei terreni ex Sloi di mettere in atto misure di prevenzione per evitare che l'inquinamento si propaghi».

Ordinanza che è oggetto di ricorso, ma che ha sortito i primi effetti con la predisposizione di una roadmap, firmata da due delle società proprietarie dell'area ed approvata dal ministero dell'Ambiente su parere di Ispra. L'obiettivo è di fermare la migrazione di metalli verso sud, alla "Sequenza", area al confine con i terreni Sin ed essa stessa inquinata, come provano gli ultimi monitoraggi di Italferr.

La roadmap è stata presentata lo scorso inverno dalle società Mit e Imt degli imprenditori Tosolini e Dalle Nogare e prevede, in primis, approfondimenti di carattere ambientale da svolgere all'ex Sloi, relativi alla qualità dell'acqua con la posa di nuovi piezometri, l'analisi dei riporti al fine di individuare la futura modalità per la realizzazione della barriera idraulica.

In aprile, con il parere favorevole del ministero e con l'autorizzazione della procura in quanto aree sotto sequestro, sono iniziati gli interventi di prevenzione dell'inquinamento: le verifiche sono state completate e si attendono i documenti finali da trasmettere al ministero.

Se fino ad un anno fa tutto era fermo, grazie all'ordinanza del Comune sono stati fatti (piccoli) passi in avanti. C'è l'Appa che vigila, perché tutti gli accertamenti di tipo ambientale su acque e terreni sono svolti in contraddittorio con l'Agenzia provinciale per la protezione dell'ambiente.

Naturalmente ciò avviene sotto la regia del Comune, attraverso il servizio Sostenibilità e transizione ecologica diretto da Paola Ricchi, che è anche referente per l'amministrazione all'interno del Tavolo tecnico permanente per il coordinamento delle procedure di bonifica del Sin Trento nord, presieduto dal commissario del Governo Giuseppe Petronzi.

Le stesse misure per contenere l'inquinamento sono previste per l'area ex Carbochimica, con le analisi dei terreni e dei riporti. Come accennato, delle sei società proprietarie dei terreni ex Sloi hanno presentato ricorso al Tar contro l'ordinanza Mit srl, Imt srl, Tim srl, V.E.M. srl e Albatro srl. L'udienza è stata fissata il prossimo autunno.

Si era parlato anche di un'acquisizione del Sin da parte del pubblico. «Serve una verifica accurata sull'inquinamento e sulle potenzialità dell'area per valutare il valore di esproprio», spiega il sindaco.

«L'ipotesi è di area a funzione pubblica. Allora sì - evidenzia l'assessora all'urbanistica e rigenerazione urbana Monica Baggia - che i terreni diventano espropriabili: questo è uno degli obiettivi della variante strategica a cui stiamo lavorando. L'area, ora nelle mani dei privati, è così da trent'anni e la bonifica non è mai stata fatta. Ecco perché il bypass è un'opportunità: finalmente si cerca una soluzione per contrastare l'inquinamento dei terreni. Con l'esproprio sarebbe l'ente pubblico ad accollarsi il costo della bonifica».

Il ministero è il primo interlocutore in tema di "pulizia" dei terreni. Per quanto riguarda la zona al confine sud, l'area "Sequenza" è a disposizione dei proprietari, che in base al Prg possono proporre interventi, ma sempre nel rispetto delle prescrizioni legate alla vicinanza con il Sin. Un esempio? Le costruzioni (c'è stata anche l'ipotesi di un quartiere residenziale) non potranno avere piani interrati.