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Tutti a caccia di euro, chi davanti a uno degli oltre oltre 500 bancomat operativi in Trentino, che in coda alla cassa di un bar o di uno dei pochi negozi aperti, magari per pagare un caffè, o il più economico dei souvenir, con un biglietto da 50 mila lire per di incassare il resto nella nuova divisa. L'euromanìa, che dalla mezzanotte del 1° gennaio ha contagiato 300 milioni di europei, non ha risparmiato i trentini. Con qualche eccezione.
Se tra i più giovani l'euro è già diventata «la» moneta, scalzando senza troppa fatica la vecchia sterlina, tra gli anziani qualche resistenza si è fatta sentire. Non solo: smaltita, con il passare delle ore, l'emozione per quel fruscio così speciale delle nuove banconote, per i colori sgargianti e le vistossissime fascette argentate, quando si è trattato di andare al sodo anche la lira ha ritrovato d'un colpo tutto il suo appeal. Così, davanti all'inconfondibile cartello «no euro» posto su molti distributori automatici di sigarette e sulle casse automatiche di qualche parcheggio del centro città, anche gli eurofanatici più accaniti si sono arresi e hanno ricominciato a fare la fila, stavolta con un po' di pudore, in quello stesso bar o in quello stesso negozio dove poche ore prima avevano reclamato banconote e monete della nuova valuta europea, per recuperare le vecchie lire.
Se ne è accorto Gianni Gravante, titolare del negozio presso la stazione delle autocorriere e responsabile della Federabbigliamento provinciale. Un osservatorio privilegiato, il suo, oltre che uno dei rarissimi punti vendita che ieri, a Trento, hanno riaperlo le serrande. «A fine giornata - racconta - mi sono ritrovato con più euro di quanti ne avessi in dotazione quando ho aperto il negozio». Una vera sorpresa, perché, come detto, fin dalle prime ore del mattino l'occupazione principale di molti trentini è stata la caccia all'euro. Le tasche piene della nuova moneta dopo il passaggio in banca o un piccolo prelievo («l'antissimi clienti hanno acquistato solo delle sciocchezze da poche migliaia di lire, solo per avere il resto in euro - conferma Gravante - tanto che mi sembrava quasi di essermi sostituito alle banche...»). I consumatori trentini hanno però scoperto anche la tendenza a «monetizzare» le nuove banconote.
L'euro è più difficile da spendere della lira, almeno in questi primissimi giorni. «In effetti - continua Gravante - è una tendenza che si è notata in maniera abbastanza chiara, e che non dipende certo da eventuali rincari dei prezzi. E di questo dovremo tenere conto». Ancora: i più conservatori sono gli anziani, i più entusiasti per il «changeover» i giovani. I primi si sono presentati alla cassa di bar e ristoranti ben forniti
di rassicuranti lire, e lire hanno preteso quando si è trattato di avere il resto. I secondi hanno sfuttato fino in fondo la possibilità di smaltire le lire ricevendo in cambio le nuove monete. Mediamente, in ogni caso, tutti si sono dimostrati abbastanza preparati, sia sul valore della moneta unica, sia sulle procedure da seguire per il «changeover».
Qualche problema in più con il calcolo dei resti: le file alle casse sono sempre piuttosto lunghe, e ogni operazione piuttosto laboriosa. Colpa, soprattutto, dei centesimi, quelle monetine così piccole alle quali gli italiani non sono più abituati, che hanno messo in difficoltà molti consumatori.


