MEZZOLOMBARDO. Una storia drammatica, ma dalla quale emergono valori importanti, dalla solidarietà all'amicizia, dall'altruismo all'umanità, dal prendersi cura in maniera del tutto disinteressata all'empatia. E forse proprio per questi valori non è un caso che le protagoniste della vicenda siano un gruppo di infermiere, o più in generale di personale sanitario. La storia, come detto, è drammatica. Per raccontarla dobbiamo tornare indietro a sabato 11 gennaio, a Mezzolombardo, quando si verificò un pauroso incidente, con un frontale tra una Hyundai e un furgoncino.

Ad avere la peggio i passeggeri dell'auto, tre giovani universitari, residenti nella zona di Verona, che stavano andando ad Andalo per godersi una giornata sulla neve. E, tra i tre, la peggio è andata a una ventenne spagnola. Trasportata d'urgenza in elicottero al Santa Chiara, inizialmente pareva che le ferite, pur gravi, fossero di natura soprattutto ortopedica. Invece, dopo qualche giorno, la situazione è peggiorata, diventando anche neurologica.

Oggi, tre mesi e mezzo dopo, quella ragazza è ancora in Trentino. E purtroppo è ancora in ospedale, a Pergine a Villa Rosa. A raccontare la sua vicenda sono quelle che, si è scoperto dopo, sono in realtà le sue (future) colleghe. La giovane ragazza, classe 2005, si chiama Irene Garaita Gangarossa. È di Bilbao e da un paio d'anni era in Italia, per studiare e inseguire il suo sogno: diventare infermiera. Si iscrive all'Università di Verona, studia, va avanti con il proprio percorso.

È al secondo anno e, come tutti gli studenti universitari, complice il fine settimana, a inizio gennaio decide di concedersi una gita insieme a due amici, una ragazza veronese, che guidava l'auto, e un ragazzo messicano, che era seduto dietro. Decidono di andare tra le montagne del vicino Trentino. Poi il dramma. Irene trascorre lunghe settimane in Rianimazione a Trento e a inizio aprile, da circa tre settimane, viene trasferita a Pergine, a Villa Rosa, per iniziare il percorso riabilitativo. Insieme a lei, dal giorno dopo l'incidente, ci sono anche i genitori: hanno mollato tutto, sono saliti su un aereo e si sono ritrovati catapultati nelle stanze degli ospedali trentini.

Hanno fatto quello che farebbe ogni mamma e ogni papà: abbandonare la propria vita per stare accanto alla figlia. Una vita che, per tutti e tre, è adesso come in pausa, sospesa nel dramma di attendere un segnale, una speranza, un miracolo, visto che la prognosi purtroppo non è delle migliori. Ma la vita è fatta anche di aspetti meno spirituali e più concreti e tra questi c'è il lavoro, che permette di racimolare dei soldi, che servono per pagare le normali spese quotidiane. E i due genitori spagnoli, artigiani nella loro Bilbao, i soldi messi da parte li hanno praticamente finiti in questi mesi vissuti all'estero.

A questo punto della vicenda entrano in campo i valori che abbiamo elencato all'inizio. Perché dal reparto dove Irene è ospitata è nata l'idea di iniziare una raccolta fondi per i genitori della ventenne spagnola: «Ora sono in Trentino, senza entrate, e con la necessità urgente di affittare una casa per poter restare vicini a lei e accompagnarla giorno dopo giorno nel percorso di cura. Con questa raccolta fondi vogliamo dare loro un aiuto concreto: ogni contributo servirà a coprire le spese di alloggio, trasporti e necessità quotidiane, permettendo alla famiglia di concentrarsi solo su ciò che conta davvero, la salute e il benessere di Irene. Perché, adesso, la cosa che conta davvero è esserci. Ogni aiuto, piccolo o grande, farà davvero la differenza», scrivono le infermiere trentine nell'appello col quale hanno lanciato la raccolta fondi sulla piattaforma gofundme.com. Non servono cifre incredibili, ma l'aiuto sarà fondamentale per mamma e papà per poter continuare a vivere in Trentino - attualmente dormono nella canonica - e stare vicini alla figlia: la raccolta è iniziata da qualche giorno e, grazie all'aiuto di un centinaio di persone (soprattutto infermieri e personale sanitario trentino, ma anche compagni universitari di Verona) sono stati raggiunti i 3.500 euro. Ma l'obiettivo è di arrivare a ottomila, per poter garantire alla famiglia di Irene di rimanere anche nei prossimi mesi. «I fondi - spiegano le infermiere - verranno gestiti da Iciar Garaita Gutierrez, mamma di Irene, per garantire la massima trasparenza e cura nella gestione del sostegno che tanti di voi stanno offrendo».Ancora le infermiere trentine: «La storia di Irene ci ha colpito molto in reparto. I suoi genitori sono persone squisite, gentilissime, non ci hanno chiesto mai nulla ma sappiamo delle comprensibili difficoltà e vogliamo provare a dare loro una mano».

E darla, in fin dei conti, anche a una loro giovane collega, una che come loro tra qualche anno si sarebbe presa cura degli altri. Una ventenne che stava inseguendo il sogno di diventare infermiera e che ora viene aiutata da un gruppo di sconosciute infermiere.