TRENTO. Il Trentino-Alto Adige è la seconda regione con la più alta percentuale di bocciati all'esame per ottenere la patente, dopo la Sardegna. E la fatica si sente non soltanto per la prova teorica ma anche sulla pratica. È questo quanto emerge dai dati relativi al 2023 pubblicati sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, elaborati da Asaps, Associazione sostenitori e amici della Polizia stradale che fotografa una situazione eterogenea sul territorio nazionale, in base alle ripartizioni territoriali.

Complessivamente in Italia lo scorso anno sul totale di iscrizioni all'esame rimane preponderante la scelta dei percorsi didattici nelle autoscuole: il 96,70% di chi ha sostenuto l'esame - 2.152.671 persone - ha scelto la scuola guida, mentre solo un 3,30% - pari a 73.388 unità - da privatista.  Se in Trentino il numero di privatisti arriva al 4,75%, in Alto Adige raggiunge l'8,59%.

Per quanto riguarda l'esame teorico, il Lazio è la regione con il numero più alto di respinti, con 42,60%. Segue il Trentino-Alto Adige con una percentuale totale pari a 41,94%, per la precisione il 43,95% in provincia di Bolzano e il 39,62% in provincia di Trento. Al terzo posto la Liguria con il 40,75%. Superata la prima prova, si passa dunque alla seconda, gli esami di guida. Qui la situazione per la nostra regione è in miglioramento con un 25,33% di respinti e 74,67 di idonei.

Numeri che però non sono sufficienti a salire nella classifica, rimanendo al secondo posto dei gradini più bassi della Penisola dopo la Sardegna che si attesta il 29,75% di esami non superati. Cifre che, a prima vista, non sembrano essere confortanti ma che, come tutti i numeri, devono essere interpretati.

Per quanto riguarda il Trentino, spiega la titolare dell'autoscuola Ferrodue, Francesca Ferro «sicuramente c'è una certa severità negli esaminatori anche ai fini della sicurezza stradale». Un fattore, questo, che non può essere sottovalutato. «Noi abbiamo inoltre un alto numero di esaminatori rispetto alle altre regioni italiane. E il livello dell'esame rimane elevato».

A questo si aggiungono altre componenti. «Dopo il Covid sono venute a galla problematiche come la gestione degli attacchi di ansia e panico, in particolare fra i più giovani. La fatica a gestire le situazioni di pressione va a incidere chiaramente moltissimo sulle prestazioni».

La pandemia ha segnato perciò un netto confine, definendo un "prima" e un "dopo". «Per noi insegnanti è cambiato il modo di fare lezione, dove dobbiamo tener conto ormai di tanti aspetti e curiamo molto la preparazione. In più è aumentato il numero di persone che decidono di dare l'esame da privatista. Dopo la pandemia tanti hanno deciso di rimanere a casa, studiare e prepararsi con i test online». Questo «pure per una questione economica».

Innegabile dunque il divario fra regioni. «Il mio auspicio è che si trovi un equilibrio, un metro di valutazione comune a tutti».