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TRENTO. L’intelligenza artificiale entra sempre più nella scuola, ma la vera sfida resta quella di formare persone capaci di utilizzarla con consapevolezza. È da qui che è partito il confronto che ieri, giovedì 3 settembre, al Centro Congressi Interbrennero di Trento, ha riunito 250 docenti dei nove Centri di Formazione Professionale di Enaip Trentino, alla vigilia dell’avvio del nuovo anno formativo.
Un appuntamento dedicato non soltanto all’organizzazione del lavoro, ma soprattutto a interrogarsi sul significato dell’educare in una società attraversata da trasformazioni tecnologiche sempre più rapide. Enaip Trentino, che conta oltre 2.000 studenti, ha scelto di aprire l’anno mettendo al centro il tema dell’innovazione e, insieme, quello della relazione educativa, sotto lo slogan «Ie FP - Inclusione ed eccellenza nel Formare con Passione».
Ad aprire i lavori è stato il presidente Arrigo Dalfovo, che ha posto alla platea una domanda rivolta al futuro: «Quale formazione professionale avremo nel 2040? Cosa significa formare una persona al lavoro e, attraverso il lavoro, alla vita?». Un interrogativo che ha fatto da filo conduttore alla mattinata, tra formazione professionale, nuove tecnologie e responsabilità educativa.
Il direttore generale Massimo Malossini ha presentato il Progetto Educativo di Ente e il Progetto di Ente 2026-2028, illustrando anche i risultati della rilevazione sulla soddisfazione relativa all’anno formativo 2025-2026. I numeri restituiscono un quadro complessivamente positivo: l’82% degli studenti di terzo, quarto e quinto anno ha espresso un giudizio positivo sulla qualità del servizio scolastico e formativo ricevuto. Tra le famiglie la percentuale sale al 92%.
Ancora più elevati i dati raccolti tra i tutor aziendali che hanno seguito i 412 studenti impegnati nei tirocini: il 98% si è dichiarato soddisfatto della preparazione complessiva degli allievi, mentre il 99% ha espresso un giudizio positivo sulle competenze professionali dimostrate. Anche sul ruolo degli insegnanti nel valorizzare le capacità degli studenti arrivano riscontri particolarmente alti: 97% tra gli allievi e 98% tra le famiglie.
Numeri che, secondo Malossini, non possono però essere letti soltanto come indicatori di rendimento. «L'insegnante è un accompagnatore dei processi di crescita», ha spiegato, ricordando come la missione dell’ente non sia limitata alla preparazione dei futuri professionisti nei settori industriale-artigianale e turistico-alberghiero. L'obiettivo, ha sottolineato, è anche favorire lo sviluppo culturale, civile e umano dei cittadini di domani.
Da qui il passaggio più netto sul rapporto tra scuola e tecnologia. «La nostra sfida non è formare studenti che sanno usare gli strumenti del futuro, ma formare gli adulti che sappiano governarli», ha sintetizzato il direttore.
L'intelligenza artificiale è stata infatti uno dei temi centrali della giornata. Nicola Simoncelli, vicepresidente delle Acli trentine con delega al lavoro, ha richiamato il valore della relazione educativa costruita dai docenti Enaip, ponendo però una questione destinata a diventare sempre più decisiva: come utilizzare la tecnologia senza indebolire la capacità di ragionare, apprendere e scegliere e senza trasformare l’innovazione in una nuova fonte di disuguaglianze.
Sul rischio di un utilizzo passivo dell’intelligenza artificiale si è soffermato anche Massimo Zancanaro, professore ordinario del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’Università di Trento e ricercatore alla Fondazione Bruno Kessler. Il punto, ha spiegato, non è demonizzare l’innovazione, ma imparare a utilizzarla mantenendo al centro il controllo umano. «È moralmente doveroso controllare», ha osservato, mettendo in guardia dall’idea di un vero dialogo con l’intelligenza artificiale. La tecnologia deve restare uno strumento e non diventare l’obiettivo della formazione.
Una preoccupazione condivisa anche da Roberto Loro, presidente della sezione Informatica e Tecnologie digitali di Confindustria Trento e Cto di Dedagroup. La domanda, in questo caso, riguarda direttamente la scuola: «Stiamo formando giovani capaci di accelerare o anche di fermarsi?». Perché, accanto alla capacità di ottenere rapidamente una risposta, resta fondamentale imparare a formulare le domande giuste e, soprattutto, a valutare criticamente ciò che la tecnologia restituisce.
A chiudere la riflessione è stato Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, ospite della mattinata e intervistato dal professor Marco Panizza. Al centro del suo intervento il rapporto tra adulti e adolescenti e quello che Pellai ha definito il «paradosso del Terzo Millennio»: il tentativo degli adulti di eliminare dai percorsi di crescita dei figli disagio e frustrazione rischia di produrre giovani meno preparati ad affrontare le difficoltà della vita.
Per Pellai l’adulto dovrebbe essere soprattutto «allenatore alla vita», capace di accompagnare i ragazzi verso la conquista dell’autonomia e della felicità, esercitando un «potere competente», cioè autorevole e al servizio della crescita dell’altro, anziché un potere semplicemente autoritario. Un ragionamento che si lega direttamente alla funzione della scuola: non solo trasmettere conoscenze e competenze, ma formare persone capaci di stare nelle relazioni e affrontare la complessità.
È proprio questo, nelle conclusioni di Malossini, il percorso indicato per i prossimi anni. Una scuola che continui a mettere la persona e la relazione educativa al centro, che sviluppi il pensiero critico per contrastare il rischio di un «debito cognitivo» legato all’uso passivo delle tecnologie, che educhi alle emozioni e alle relazioni e che mantenga forte la propria vocazione inclusiva.
Ma anche una scuola capace di preparare gli studenti a un mercato del lavoro destinato a cambiare rapidamente, senza perdere la propria identità. Per farlo, Enaip punta anche sulla formazione continua dei propri insegnanti: una comunità professionale chiamata a imparare a sua volta, mentre prepara i giovani a muoversi in un mondo nel quale la tecnologia sarà sempre più presente.
Enaip Trentino opera attraverso nove Centri di Formazione Professionale distribuiti sul territorio provinciale, da Arco a Villazzano, passando per Borgo Valsugana, Cles, Ossana, Primiero, Riva del Garda, Tesero e Tione.


