Il fascino del legno, la magia della manualità, la passione per la musica. Tre ingredienti che Elena Svaldi, 30 anni, di Trento (di famiglia «pinaitra»), ha amalgamato aggiungendoci tenacia, applicazione e metodo. Un mix che l’ha portata a diventare liutaia. Papà di Baselga di Piné, recentemente scomparso, mamma di San Mauro, Elena ha studiato alle scuole medie musicali Bresadola, suonando il flauto traverso in un’orchestra; poi si è appassionata alla batteria, ha un fratello che ha fatto il conservatorio e si è laureata in Tecniche della Riabilitazione psichiatrica.

«Durante l’anno di Erasmus in Finlandia – racconta – mi sono appassionata alla lavorazione del legno, nel corso di un tirocinio con utenti psichiatrici impegnati nella costruzione di mestoli di legno».

Tornata a casa, Elena ha fatto un corso con il noto scultore cembrano Egidio Petri e ha superato la selezione per entrare nella Civica Scuola di liuteria di Milano, sezione strumenti ad arco. Solo sei i posti disponibili. Compagni che arrivavano anche dal Giappone e dal Sudamerica. Terminati, nell’estate del 2019, i quattro anni di corsi a tempo pieno (in cui ha studiato materie come fisica acustica e organologia, accanto ai laboratori pratici), ha poi vinto una borsa di studio di sei mesi della Fondazione Cologni (una no-profit privata che sostiene giovani impegnati in antichi mestieri artistico-artigianali, come mosaicisti, restauratori, sarti, liutai appunto) per andare a bottega presso un maestro liutaio professionista.

«Ho avuto la fortuna – racconta ancora Elena – di lavorare con il liutaio Marco Coppiardi, di Cremona, con atelier a Milano». E così anche Elena si è trasferita nella città lombarda capitale dei violini, patria di Stradivari, facendo la spola con Milano. In autunno ha ultimato il periodo di borsa di studio: «Vorrei formami ancora un po’ nella zona di Cremona e poi tornare in Trentino per aprire un laboratorio di liuteria a Baselga di Piné, dove ho la casa dei nonni».

In questo periodo Elena sta costruendo un violoncello. Il lavoro del liutaio prevede anche viole e violini. «Per un violino artigianale – spiega – ci vogliono circa due mesi di lavoro. Si lavora su commissione e nel 2020 anche il mercato degli strumenti musicali di alta gamma ha un po’ rallentato a causa della pandemia mondiale. La gioia, la soddisfazione, è vedere che un musicista suona proprio la tua creazione e ne tira fuori suoni straordinari».

L’abete rosso di Paneveggio, l’acero e l’ebano sono le essenze più adatte alle realizzazioni di strumenti ad arco. «Il momento più importante nella produzione di un violino, ad esempio, è la realizzazione del fondo, che avviene dopo la posa delle fasce laterali. Il fondo, la sua bombatura, gli spessori, conferiscono la personalità al violino e ai suoni che ne escono». Estetica ed acustica sono le due direttrici sulle quali si muove un artigiano liutaio. «In famiglia tutti mi hanno sostenuta e tra i miei conoscenti e amici c’è molta curiosità per questo mestiere raro e originale» assicura Elena: «Sono mestieri e competenze a rischio scomparsa. Per fortuna sempre più giovani e molte donne, a differenza di quanto avveniva in passato, vi si dedicano con passione».