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Il settore dell'edilizia è in piena crisi anche a Trento. Dal dopoguerra non si registrava una analoga fase di stanca, e già illustri economisti hanno espresso pareri e portato a termine analisi e studi sul preoccupante fenomeno. La congiuntura, questa grande imputata, ha gettato i suoi più pesanti strali anche sul settore edilizio, immobilizzando praticamente ogni iniziativa.
La restrizione del credito, l'instabilità monetaria registrata dalla scorsa primavera, gli aumentati costi delle materie prime, i maggiori oneri sociali, i più alti costi della mano d'opera, ed infine un certo clima di sfiducia negli operatori economici hanno portato ad un autentico arresto di ogni attività edilizia in città, come del resto in altre province italiane.
Di solito, a questa stagione, nei vari cantieri avevano inizio gli scavi per le fondazioni, e poi, tempo permettendo, l'attività edilizia riprendeva a pieno ritmo con le gettate e via via con gli altri lavori. Quest'anno, tranne alcuni casi sporadici, è tutto fermo, e non si vedono segni che possano autorizzare speranze fondate di una buona ripresa, almeno per l'edilizia privata.
Si stanno lentamente portando a termine i lavori già iniziati l'anno scorso: il condominio «Cattedrale» in via Verdi, il condominio «Parigi» in via Travai, il condominio «Bellavista» in viale Nepomuceno Bolognini, qualche altra costruzione nella conca tra via Grazioli e il Fersina o nei rioni periferici. Costruzioni di piccola entità, villette in collina o all'estrema periferia. Dei condomini costruiti lo scorso anno, pochissimi appartamenti sono stati venduti; le imprese si sono trovate pertanto nella necessità di dilazionare la vendita, nel frattempo preferendo affittare i singoli appartamenti.
In una tale situazione di mercato, non ci si meraviglierà se taluni appartamenti sono ora in vendita ad un prezzo non superiore alle 50 mila lire il metro quadrato, mentre mesi or sono i prezzi medi oscillavano intorno alle 80 od anche 90 mila lire. Un autentico crollo, come si vede, al quale sono stati costretti soprattutto i piccoli imprenditori, coloro cioè che non hanno la possibilità di rimanere esposti con i capitali lunghi mesi, in attesa del... bel tempo.
D'altra parte c'è una altissima richiesta di appartamenti di piccole o addirittura minime proporzioni, specie per i nuovi nuclei familiari. Se le prospettive dunque non sono rosee per l'edilizia privata, qualche fondata speranza tuttavia dobbiamo nutrire in quella «valvola di sicurezza» che potrebbe essere rappresentata dall'edilizia popolare. Se n'è parlato anche pochissimi giorni fa in Consiglio comunale: la Gescal ha stanziato per il biennio 1964-65 ben due miliardi e 600 milioni di lire per l'edilizia popolare in provincia di Trento, dei quali almeno un miliardo dovrebbe essere destinato alla città capoluogo.
Si calcola che a Trento vi sia attualmente urgente bisogno di non meno di duemila appartamenti, e le domande inevase all'Istituto autonomo case popolari sono circa mille.


