TRENTO. L’economia trentina nel 2025 è cresciuta dello 0,5%, in linea con la media nazionale, ma dietro il dato positivo emergono criticità che riguardano soprattutto salari, casa, industria ed export. È il quadro tracciato da Gennaro Sansone, direttore della filiale di Trento della Banca d’Italia, durante l’audizione in Prima Commissione provinciale, presieduta da Carlo Daldoss. Gli investimenti hanno sostenuto la crescita, mentre l’industria ha registrato una lieve flessione dei ricavi e le esportazioni in termini reali sono diminuite di oltre il 4%.

Sul lavoro i numeri restano solidi: gli occupati sono aumentati dell’1,5%, con circa 2.700 nuovi posti, quasi tutti a tempo indeterminato. Il tasso di partecipazione è arrivato al 73,6%, contro il 66,7% nazionale. Più problematico il quadro dei salari: nonostante nel 2025 le retribuzioni contrattuali siano salite di circa il 3%, tra il 2008 e il 2023 le retribuzioni medie reali in Trentino sono diminuite di circa l’8%, contro il -3,8% del Nord e il -6,2% italiano.

Tra i nodi c’è anche la casa. Nel 2025 i prezzi degli immobili residenziali sono cresciuti del 3,2% e, secondo Sansone, l’aumento delle quotazioni accompagnato dalla debole dinamica salariale rende più difficile l’accesso all’abitazione. Nel triennio 2022-2024, inoltre, la povertà relativa ha interessato l’8,9% degli individui in provincia di Trento, contro il 4,1% di Bolzano e il 14,5% nazionale.

Nel confronto con l’Alto Adige, Sansone ha infine richiamato la forbice del Pil pro capite tra Trento e Bolzano, apertasi dopo la crisi finanziaria del 2008-2009 e mai più richiusa. Alla base potrebbero esserci le differenti strutture produttive, dalla manifattura all’offerta turistica, un tema che Banca d’Italia si è detta disponibile ad approfondire. L’audizione era stata promossa dalla Prima Commissione per fare il punto sull’economia provinciale anche in vista della prossima sessione di bilancio.