Vi telefoniamo dopo dieci ore di seduta alla Costituente. Siamo qui con l'on. Carbonari e l'on. Conci, con immensa soddisfazione che finalmente è stata varata l'Autonomia per il Trentino e Alto Adige. Abbiamo assistito alla lunga seduta pomeridiana, iniziatasi alle ore 16, dalla tribuna della stampa. C'era in noi una viva trepidazione quando il Presidente on. Terracini ha aperto la seduta annunciando «On. colleghi è in discussione il progetto di autonomia per il Trentino e Alto Adige».


Nell'aula i deputati non sono molti, al banco del Governo vediamo l'on. Degasperi, ai loro posti, sono i deputati trentini on. Conci, on. Carbonari e l'on. Paris. Nella necessaria brevità di questo nostro primo rapporto, vi possiamo solo dire i punti essenziali degli interventi dei vari oratori, riservandoci di comunicare più avanti con maggiore ampiezza il testo dei di- scorsi più significativi.


È l'on. Perassi che presenta il progetto: «Nella redazione di questo Statuto - egli dice - sono state tenute presenti le solenni dichiarazioni fatte a Parigi dall'Italia alle minoranze tedesche. La Costituente aveva a suo tempo sancito l'obbligo di concedere al Trentino e Alto Adige una autonomia speciale. Un mese fa circa una commissione, emanazione di questa Assemblea, composta di diciotto colleghi, alla cui Presidenza io fui chiamato ebbe ad occuparsi della ste- sura definitiva del progetto di Statuto che era stato redatto da una commissione governativa, di cui era presidente l'on. Bonomi. Ci trovammo a dover affrontare subito il problema delicatissimo della struttura della Regione. Si trattava di conciliare il principio dell'unità regionale con l'articolazione delle due province di Trento e di Bolzano sulla base di ordinamenti democratici. Il problema fu da noi affrontato con grande cautela dopo aver sentito il parere dei gruppi e delle varie tendenze».


L'on. Perassi entra qui nel vivo della struttura così come appare dal progetto e chiarisce la composizione degli organi della Regione: il Consiglio regionale è eletto fra i rappresentanti delle due province, eletti a loro volta dai Consigli provinciali. «Fu qui, a nostro fianco, nel corso dei lavori una delegazione dei due maggiori partiti tirolesi ed è con vera soddisfazione che essi al termine dei nostri lavori si sono pronunciati favorevolmente al progetto.


Noi abbiamo avuto di mira un concetto fondamentale - nota a questo punto l'on. Perassi - la libertà è la migliore garanzia per la convivenza dei popoli. Sta a voi, on. colleghi - ha concluso il Presidente dei 18 - sancire col vostro voto questo Statuto che è sostanza di pace per una Regione di confine i cui problemi diventano perciò spesso da problemi locali, problemi nazionali».


Si alza quindi a parlare il relatore on. Uberti. È un solido deputato democristiano di Verona che ha fatto parte della commissione dei sette e successivamente di quella dei diciotto e che avevamo a Trento qualche mese fa.


«Questo Statuto - egli dice - riveste una grande importanza politica. Esso non è già un frutto di improvvisazione, ma ha richiesto un lungo esame, ha suscitato appassionate discussioni, è filtrato attraverso commissioni ed organismi ed ora si può ben definire un tutto armonico, in cui ogni parte si tiene. Ci siamo preoccupati - ha continuato il deputato veronese - di raggiungere nella formulazione dello Statuto l'equilibrio fra i due gruppi, sicché non avvenga che uno possa prevalere sull'altro».


Occupandosi poi del problema delle acque pubbliche che egli definisce delicatissimo, osserva che si è raggiunta una soluzione che tien conto con la massima realtà delle necessità nazionali e le contempera con gli effettivi diritti e bisogni locali. Questo compromesso è quanto di meglio si poteva sperare in una materia così difficile.


Concludendo il suo discorso, l'on. Uberti rileva che la parte finanziaria del progetto offre una soluzione basata sugli stessi principi dell'art 8 dello Statuto sardo che l'Assemblea ha accettato nella sua stesura definitiva poche ore prima.