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Erano quasi le 11 quando ieri al terzo piano del civico numero dieci di via degli Olmi, nel quartiere di San Bartolomeo, è scoppiato l'inferno. Un inferno di fiamme, fumo e urla. Fortunatamente, dopo un'ora dall'allarme, i protagonisti, una famiglia di kosovari, sono lì, nel piazzale, a raccontare quanto accaduto. Eppure poteva davvero essere una strage se uno dei componenti della famiglia che dormivano nell'appartamento interessato dalle fiamme non si fosse accorto di quanto stava accadendo.
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«Ho aperto la porta della camera da letto e il fumo e le fiamme mi sono venute addosso», racconta Razija Kurtesi, 25 anni, mamma di un bambino di sei anni e incinta al quinto mese. Alcune ciocche dei suoi capelli sono bruciate, come anche le sue caviglie. È stata lei a dare l'allarme, a svegliare il fratello che stava ancora dormendo e a recuperare il figlio che si trovava in soggiorno. Lungo le scale si sono sentite grida disperate. Il fratello ha anche cercato insieme ad un cugino di tornare nell'appartamento a spegnere l'incendio ma ormai le fiamme si erano propagate divorando in pochi minuti l'intero appartamento Itea dove la famiglia di kosovari vive da dodici anni. Otto i componenti della famiglia che solitamente occupano l'appartamento composto da quattro stanze, due bagni, soggiorno, cucina e sgabuzzino. Cinque, tra cui la mamma Silvia, si trovano attualmente in vacanza in Kosovo. A casa erano rimasti solo un fratello e una sorella e il bambino di lei.
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L'appartamento dell'Itea dove vivevano è andato completamente distrutto. Non è rimasto quasi più niente. I vigili del fuoco hanno fatto in tempo a prendere una bombola che la famiglia teneva in casa. Il resto è diventato polvere o è stato irreparabilmente rovinato. Le fiamme hanno interessato anche l'appartamento sopra quello dei Kurtasi. Si tratta dell'alloggio dove vive la famiglia Giuliani, genitori e un figlio.


