TRENTO. La Sat risponde al consigliere provinciale Luca Guglielmi (Lista Fassa), che nei giorni scorsi aveva presentato un ordine del giorno – poi ritirato dopo il dibattito in Consiglio provinciale – con cui chiedeva di sollecitare la Società degli Alpinisti Tridentini sulla manutenzione dei sentieri della Marmolada e del Passo Fedaia e di valutare un eventuale subentro della Provincia nella gestione della rete sentieristica. Per il presidente Cristian Ferrari, attribuire gli incidenti esclusivamente alla manutenzione «significa semplificare una realtà molto più complessa».

«Ridurre il rischio in montagna richiede un approccio complessivo – afferma Ferrari –. La vera sfida non è individuare un responsabile, ma affrontare una montagna che cambia rapidamente. La risposta non è eliminare ogni difficoltà attraverso una progressiva infrastrutturazione dei percorsi, bensì aiutare le persone a conoscerla e affrontarla con la preparazione necessaria». La Sat ricorda come il ritiro dei ghiacciai, il degrado del permafrost, l'instabilità dei versanti, gli eventi meteorologici estremi e il forte aumento della frequentazione abbiano reso la gestione dei sentieri sempre più complessa.

L'associazione interviene anche sul tema delle risorse economiche. Il contributo provinciale che copre il 95% riguarda infatti solo la manutenzione straordinaria, mentre quella ordinaria – che interessa la gran parte dei 5.600 chilometri di sentieri gestiti – dispone di circa 330 mila euro all'anno, una cifra che, sottolinea la Sat, è sostenibile soltanto grazie al lavoro dei volontari e al supporto di imprese specializzate. Quanto all'accesso all'Alta Via delle Dolomiti n. 2 e alla Marmolada, la Sat ricorda inoltre che dopo il crollo del ghiacciaio del 2022 alcune aree sono rimaste interdette dalle autorità, impedendo interventi autonomi.

Infine la Sat smentisce che la classificazione del Viel del Pan come itinerario per escursionisti esperti sia stata modificata di recente e rilancia una riflessione più ampia sul futuro della montagna. «La montagna non è un parco urbano – conclude Ferrari – e nessun intervento di manutenzione potrà eliminare completamente il rischio. Servono anche preparazione, prudenza, senso del limite e responsabilità personale».