TRENTO. Quindici giorni di tempo per verificare se le migranti, senza un alloggio e in stato di indigenza, abbiano i requisiti per accedere alle misure di accoglienza. È questo il lasso temporale indicato dal Tar di Trento al Commissariato del Governo, e dunque al ministero dell'Interno, per rispondere alle istanze presentate nei mesi scorsi da sei donne provenienti da Marocco, El Salvador e Turchia, e dare loro una casa. Istanze a cui fino ad ora è seguito solo il silenzio. L'ordinanza è stata pubblicata l'11 settembre.

Per la nostra provincia si tratta di un "caso pilota": per la prima volta un tribunale ordina all'amministrazione di velocizzarsi nell'analisi delle pratiche e dà una data di scadenza all'istruttoria. Tuttavia, in Italia non è la prima class action in tema di accoglienza.

Tra le donne che si sono rivolte al Tar di Trento c'è una 36enne che ha fatto ingresso nel nostro Paese a marzo 2026e, pochi giorni dopo, ha preso appuntamento presso Cinformi per l'avvio di una procedura di protezione internazionale. Quindi si è presentata in questura, dove ha reso dichiarazione di indigenza specificando di essere priva di alloggio e di mezzi di sussistenza, chiedendo di accedere alle misure di accoglienza.

Le richieste sono tante ed i posti pochi, tuttavia è riuscita a trovare un letto nel dormitorio femminile in via della Saluga, gestito da Kaleidoscopio, finché il periodo di accoglienza invernale non è finito e la struttura ha chiuso. Il suo nome assieme ai nominativi delle altre cinque donne - tutte transitate per brevi periodi in alloggi gestiti da associazioni - è finito in un elenco che rispetta l'ordine di presentazione delle domande.

L'Avvocatura dello Stato, con il procuratore Gabriele Finelli in rappresentanza e a difesa del Ministero, ha ricordato che ai sensi del Protocollo di intesa tra il Commissariato del Governo e la Provincia di Trento per il 2026, l'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale è organizzata «nei limiti della concreta capacità ricettiva del sistema e nel rispetto della programmazione dei contingenti e delle priorità individuate». Secondo il Protocollo, «la Provincia garantisce l'accoglienza temporanea fino alla concorrenza dei posti disponibili, nel rispetto della programmazione dei contingenti e delle priorità individuate».

Ma, per il Tar di Trento, «l'inserimento in una lista d'attesa ha carattere meramente soprassessorio, poiché non vale ad escludere l'inerzia lamentata con il ricorso avverso il silenzio».

La domanda cautelare, presentata dall'avvocato Giovanni Barbariol per ciascuna delle richiedenti, è stata accolta: l'amministrazione ha dunque due settimane per completare le istruttorie, mentre per la discussione sul silenzio riguardo all'accesso alla protezione sarà fissata udienza in camera di consiglio.

Il tribunale amministrativo non può, infatti, concedere misure provvisorie per assicurare le condizioni materiali minime di accoglienza, soprattutto non può farlo - come ha sostenuto il procuratore Finelli - prima che siano completati gli accertamenti individuali e organizzativi necessari.