TRENTO. «Dimostrare la valenza e la qualità della formazione classica». Questa una tra le priorità della nuova dirigente del Liceo Prati Maura Zini che, di fronte ad un calo di iscrizioni dell'indirizzo di studi anche il Trentino (-11,68% dallo scorso anno, ossia appena il 2,69% dei nuovi accessi totali negli istituti) ha le idee ben chiare sul da farsi tra valorizzazione dell'offerta formativa e potenziamento dell'orientamento in ingresso. E sul nodo del benessere degli studenti, cui la storica scuola era stata investita da una vera e propria bufera lo scorso anno, la neo guida prende tempo: «Per ora mi pongo in un atteggiamento di osservazione e di ascolto».

Dirigente, partiamo dal principio: come accoglie questa nuova nomina?
A livello personale per me è sicuramente una sfida professionale e umana. La mia storia infatti è quella di una dirigente di istituti comprensivi periferici, e che ha quindi lavorato in contesti di valle. Entrare al liceo Prati è per me quindi sicuramente un grande onore sia per la storia di questa scuola, come per quanto questa ha dato nel tempo alla città e a tutta la Provincia. Insomma accolgo con molto entusiasmo questa sfida che penso possa darmi opportunità di crescita e confronto.

Come vede per ora la scuola?
Sono qui da pochi giorni e non ho ancora chiaramente il quadro completo. Posso già dire però che questa è una scuola che ha una ricchezza interna notevole sia per quanto possono offrire i docenti, come i ragazzi. In questi giorni in particolare, durante i corsi di recupero, ho avuto modo di conoscere alcuni studenti e sono molto impegnati e coscienziosi. Credono nel percorso che hanno intrapreso.

Quali sono le sue priorità?
La prima cosa su cui intendo lavorare è il buon funzionamento dell'amministrazione scolastica, ossia creare le condizioni perché tutto da un punto di vista amministrativo possa funzionare bene, per dare vita ad un contesto che favorisca l'azione più prettamente didattica, metodologica e pedagogica all'interno delle classi. E poi c'è il tema dell'orientamento...

Ossia?
Intendo dire che sappiamo che l'istruzione liceale, e in modo particolare quella classica, appare in questo momento meno attrattiva. E questo vale qui come in tutta Italia. Confrontandomi con i docenti il lavoro che vogliamo fare è quello di dimostrare la valenza e la qualità della formazione classica che al Prati negli anni si è arricchita anche con una serie di specializzazioni, pur mantenendo il proprio impianto di fondo. Abbiamo anche condiviso che diventerà importante il rapporto con gli istituti comprensivi per spiegare effettivamente in che cosa consista la nostra proposta formativa. Sono dei percorsi che possono dare tante soddisfazioni, nonostante le fatiche, sia per gli sbocchi futuri che in termini della preparazione che un classico può offrire.

Si è parlato a lungo negli ultimi anni anche del nodo del benessere al Prati...
Io credo sia molto importante mettere al centro gli alunni creando attorno a loro un contesto accogliente, inclusivo e che dia spazio a tutti e a ciascuno con le proprie peculiarità e caratteristiche. In questa fase io mi pongo in un atteggiamento di osservazione e di ascolto per avere degli elementi in più e dei dati che mi possano far capire esattamente, al di là di quanto accaduto negli ultimi anni, se ci sono delle criticità. L'obiettivo è di fare una valutazione interna nostra che sia effettivamente fondata su dei dati e che ci aiuti a risolvere eventuali situazioni complesse.

Tra le sfide immagino ci sia anche quella dell'Intelligenza Artificiale.
Sicuramente. Si tratta di una sfida da cui il liceo classico non si può esimere. Attualmente siamo in attesa del piano provinciale "Scuola digitale" che dovrebbe essere approvato da qui a poco e in cui saranno presenti anche delle indicazioni operative sulla gestione dell'IA all'interno delle scuole. Chiaro che il suo arrivo pone un tema che secondo me richiede un cambio di paradigma culturale. Dobbiamo cercare di fare in modo che gli studenti non assumano un atteggiamento di delega nei confronti di questa, riuscendo a sviluppare al contrario competenza critica e capacità di governo di questo sistema. È una sfida grande e importante da affrontare subito, perché sappiamo bene che la scuola purtroppo arriva spesso un po' dopo. È un dato di fatto.

Un'ultima domanda. Facendo un salto al 2029 come immagina di lasciare la scuola?
Vorrei lasciare una scuola in buona salute e che sa camminare e scegliere il proprio percorso, indipendentemente dalla guida che ha. Insomma una scuola che sappia andare da sola almeno nelle scelte di fondo.