TRENTO. Un fronte sindacale senza precedenti per chiedere un cambio di passo nella gestione della sanità trentina. Per la prima volta sette sigle sindacali, comprese quelle della dirigenza medica, si sono presentate unite davanti ai capigruppo del Consiglio provinciale di Trento per denunciare le criticità del sistema sanitario. All’incontro hanno partecipato CGIL, CISL, UIL FP, Fenalt, Nursing Up, CIMO-FESMED e ANAO.

Al centro del confronto i malfunzionamenti dei sistemi informatici, le difficoltà organizzative di ASUIT, il deterioramento delle relazioni con i vertici aziendali e il crescente numero di professionisti che lasciano il servizio sanitario pubblico. Una situazione che, secondo i sindacati, mette a rischio non soltanto le condizioni di lavoro degli operatori, ma anche la qualità e la sicurezza delle cure.

Particolarmente preoccupanti i dati illustrati da Miriam Sanò (ANAO), che ha riferito di cinque gravi blackout e una trentina di interruzioni informatiche significative registrate nel 2026 nei pronto soccorso. Problemi che possono impedire ai sanitari di consultare tempestivamente la storia clinica dei pazienti durante le emergenze. «I ritardi nella gestione ricadono sui pazienti», ha sottolineato, esprimendo delusione per il deterioramento di un sistema sanitario trentino un tempo considerato un modello di eccellenza.

Alberto Bellini (CGIL) ha ricostruito il percorso della mobilitazione, iniziata con le segnalazioni sui problemi informatici e successivamente estesa alle difficoltà organizzative e alle relazioni sindacali. Secondo il sindacalista, l’Azienda sanitaria si sarebbe dimostrata impermeabile alle richieste di confronto, mentre il presidente della Provincia starebbe valutando un protocollo senza aver ancora fornito risposte concrete. «Chiediamo al Consiglio provinciale un’assunzione di responsabilità», ha dichiarato, ricordando che la sanità pubblica rappresenta un bene primario della comunità.

Sulla stessa linea Giuseppe Varagone (UIL FP), che ha ricordato come la protesta si sia intensificata dal primo settembre. «L’Azienda sottovaluta i problemi», ha affermato, denunciando l’insufficienza dell’assistenza tecnica, le difficoltà nel trattenere il personale e le misure considerate inadeguate contro le aggressioni agli operatori.

Sonia Brugnara (CIMO-FESMED) ha invece richiamato i rischi clinici legati ai malfunzionamenti informatici e la crescente disorganizzazione che grava sui professionisti, contribuendo agli abbandoni del servizio pubblico. Preoccupazioni sono state espresse anche per lo sviluppo delle cartelle cliniche informatizzate, il modello organizzativo di ASUIT e la mancata istituzione di un dipartimento oncologico provinciale. «Non chiediamo privilegi, ma un sistema che funzioni e che possa attrarre professionisti dall’esterno», ha ribadito, sottolineando anche l’importanza del rinnovo contrattuale.

Paolo Panebianco (Fenalt) ha ricordato che la mobilitazione arriva dopo oltre un anno di segnalazioni rimaste senza risposte soddisfacenti. Al centro delle preoccupazioni il rischio clinico, le responsabilità individuali degli operatori e il problema delle aggressioni. «Non stiamo battendo cassa come sindacato, ma siamo qui per difendere la sanità trentina», ha dichiarato.

Sul crescente disagio del personale è intervenuta anche Antonella Genetin (Nursing Up), che ha richiamato le difficoltà quotidiane degli operatori sanitari, sottolineando come «le dimissioni sono tante». Un fenomeno che, secondo le organizzazioni sindacali, rischia di aggravare ulteriormente le difficoltà organizzative.

Per Giuseppe Pallanch (CISL), la questione riguarda l’intero modello organizzativo e la governance sanitaria, non una singola persona. Il sindacalista ha evidenziato il deterioramento delle relazioni con i vertici aziendali e la perdita di professionisti nonostante l’aumento delle risorse destinate al settore. «La sanità non è un campo di battaglia dove si registrano posizioni di maggioranza e di minoranza, ma patrimonio di tutti», ha affermato, chiedendo di recuperare un sistema capace di valorizzare chi lavora e garantire il diritto alla cura.

Nel confronto politico, Francesco Valduga (Campobase) ha invitato a distinguere le responsabilità dei vertici aziendali da quelle politiche, sottolineando che le criticità denunciate derivano anche dalle scelte organizzative della sanità trentina. ASUIT, ha osservato, avrebbe dovuto rappresentare una grande opportunità di rinnovamento. Per Valduga occorre quindi intervenire alla radice, attraverso una riforma del modello sanitario che valorizzi i professionisti e le possibilità offerte dall’autonomia provinciale.

Paola Demagri (Casa Autonomia.eu) ha denunciato la perdita di attrattività dell’Azienda sanitaria, citando anche le preoccupazioni emerse tra gli studenti di infermieristica, alcuni dei quali dichiarano già di voler lavorare nelle RSA anziché in ASUIT. La consigliera ha inoltre criticato la mancata risposta alle interrogazioni sui problemi informatici, richiamando precise responsabilità politiche. Il disagio degli operatori, ha osservato, deriva anche dalla difficoltà di garantire ai pazienti le risposte necessarie.

Filippo Degasperi (Onda) ha evidenziato l’aumento della spesa sanitaria provinciale, passata da circa 1,1 a 1,7 miliardi di euro, interrogandosi sulla sostenibilità dei costi e sull’assenza di una strategia chiara. Critico anche sui risultati della nascita di ASUIT, ha richiamato il divario retributivo tra pubblico e privato, invitando a individuare soluzioni condivise.

Lucia Coppola (Alleanza Verdi e Sinistra) ha ricordato le numerose iniziative delle minoranze consiliari sulle criticità della sanità, rimaste senza risultati concreti. Ha denunciato lo scollamento tra politica, organizzazione sanitaria e cittadini, sottolineando il rischio che si diffonda la convinzione di non potersi curare senza ricorrere alle proprie risorse economiche. L’autonomia provinciale, ha osservato, dovrebbe invece garantire risposte adeguate a un diritto fondamentale come quello alla salute.

Maria Bosin (PATT) ha riconosciuto le difficoltà e il senso di solitudine vissuti dal personale sanitario, chiedendo interventi immediati soprattutto sui sistemi informatici. Ha riferito di segnalazioni di operatori costretti a dedicare più tempo alle difficoltà tecnologiche che ai pazienti, richiamando anche alcune rigidità nelle procedure di gestione del personale. La consigliera ha quindi manifestato la propria disponibilità a collaborare per individuare soluzioni.

A concludere l’incontro è stato il presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini, che ha ringraziato le organizzazioni sindacali per il lavoro svolto e per il contributo offerto nell’affrontare le criticità della sanità trentina.