TRENTO. Il video era circolato a scuola: mostrava una compagna – all'epoca tredicenne – senza vestiti e in pose ammiccanti. A divulgare le immagini nella chat erano state due amiche della ragazzina, che avevano 14 anni, ed un loro conoscente, di 17. Il motivo? "Ridicolizzare" la vittima. Per i tre giovanissimi complici, responsabili della diffusione del video, il giudice del tribunale dei minori ha disposto la messa alla prova.

I tre ragazzi seguiranno il progetto indicato dai servizi sociali, che prevede incontri educativi specifici sul tema del revenge porn e dei pericoli della "rete", nonché un percorso di riavvicinamento alla parte offesa. Una delle imputate, ancor prima di finire davanti al giudice, ha voluto riappacificarsi con la vittima e le ha chiesto scusa. L'altra amica, come emerso dalle indagini, avrebbe avuto un concorso morale perché non avrebbe impedito alla 13enne di autoscattarsi immagini sexy e di mandarle ai soggetti che le avevano chieste.

I fatti risalgono all'autunno 2024. Come ricostruito dalla polizia, i tre complici avevano approfittato dell'ingenuità della ragazzina, che ora ha 15 anni, per contattarla via social attraverso profili falsi appositamente creati (e che riportavano nomi maschili) e convincerla, attraverso complimenti e lusinghe, a fotografarsi senza vestiti ed a inviare loro le immagini. La ragazzina aveva fatto ciò che le era stato chiesto, nella convinzione che i due nuovi amici fossero davvero interessati a lei. Non immaginava che quei profili social fossero fasulli, creati per burlarsi di lei e ideati da coetanee che lei credeva amiche.

Quando si è accorta di quel che stava accadendo era ormai troppo tardi: nel momento in cui un'immagine finisce in una chat è difficilissimo se non impossibile intercettarla e bloccare la divulgazione. Basta un clic e in pochi attimi i contenuti vengono inoltrati. Le indagini, partite dalla madre della vittima, hanno portato all'identificazione dei responsabili della diffusione illecita, reato conosciuto anche come revenge porn.