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TRENTO. La chiamano "dialisi vacanza" anche se ormai è sempre più "dialisi in movimento" perché chi richiede questo trattamento, che in Trentino viene offerto ai turisti da molti anni, non sono solo le persone che frequentano i nostri laghi e le nostre montagne in estate, ma anche a sciatori, lavoratori e studenti.
Da pochi giorni, dopo settimane in cui non si sapeva se e come il servizio sarebbe stato attivato per carenza di personale a Cavalese, l'Azienda ha comunicato che ad agosto potrà essere garantito grazie a personale infermieristico dell'Unità operativa multizonale di nefrologia che volontariamente, in orario extralavorativo, andrà in supporto ai colleghi in val di Fiemme.
Per il direttore dell'unità operativa multizonale, professor Yuri Battaglia e per Antonio Maini, coordinatore del centro dialisi di Cles e referente del progetto «dialisi vacanza», la novità permette di tirare un sospiro di sollievo e soprattutto garantire un servizio che a luglio, a Cavalese, non è stato possibile offrire.
«Nel 2025 sono state effettuate 1300 sedute e quest'anno sono già arrivate 800 richieste di trattamento. In generale la richiesta è sempre più alta rispetto alla disponibilità di posti, ma anche per aspetti clinici in quanto tutti i pazienti, prima di essere sottoposti a dialisi, devono ricevere una valutazione clinica del nefrologo». E se è sempre alta la richiesta di dialisi di pazienti da fuori provincia, il problema a rispondere a tutte è legato in parte al fatto che è in aumento anche la richiesta interna, dei trentini: «+15% quest'anno - spiegano i professionisti - e questo anche perché in molti casi i proprietari delle seconde case che prima facevano dialisi da noi in vacanza ora si sono trasferiti definitivamente e quindi diventano utenti "trentini"». Ma ovviamente la nefrologia nella nostra Provincia non è "solo" dialisi vacanze. «Nei sette presidi vengono gestiti circa 250 pazienti in dialisi, 340 in follow up dopo il trapianto mentre 29 sono lista d'attesa - spiega il professor Battaglia, giunto in Trentino a maggio dall'ospedale Pederzoli di Peschiera dove ha diretto l'Unità Operativa di Nefrologia e Dialisi mentre all'Università degli Studi di Verona aveva diretto la Scuola di Specializzazione in Nefrologia.
«Tutto questo è possibile grazie ad una squadra composta da 15 medici, 8 caposala e una cinquantina di infermieri. Oltre alle dialisi c'è l'attività diagnostica, quella chirurgica, il reparto di degenza, l'ambulatorio delle malattie rare, quello della malattia renale cronica, quello delle ecografie e dei trapianti. Nel 2025 abbiamo avuto 23 pazienti trapiantati e di questi 5 da donatore vivente». Anche in questo settore la parola d'ordine sembra essere prevenzione.Prevenzione primaria con sani stili di vita, ma anche secondaria che consiste nell'individuazione precoce della malattia renale cronica per bloccarne o rallentarne la progressione.
«La malattia renale è una malattia asintomatica e quindi o si fanno gli esami oppure si scopre quanto è troppo tardi. Per questo si organizzano i controlli gratuiti in occasione della Giornata mondiale del rene in quanto basta un esame dell'urina e un prelievo ematico per valutare il grado di funzionalità dei reni. Oggi ci sono farmaci che se la malattia è presa in tempo sono in grado di rallentarne moltissimo il decorso. Inoltre, altro aspetto importantissimo è quello dell'attività fisica e questo vale sia per prevenire la malattia ma anche per pazienti in dialisi o trapiantati. La riduzione del movimento peggiora la sopravvivenza delle persone. Alla fine il momento è la miglior medicina, migliora moltissimo le condizioni del soggetto senza effetti collaterali», spiega Battaglia.
In questi mesi di lavoro dopo il suo arrivo a Trento il primario ha già impostato delle novità in parte legate al fatto che essendo lui professore di nefrologia all'Università di Trento, l'interazione tra ospedale, ricerca, giovani leve diventa sempre più stretta, dall'altra la novità è legata all'utilizzo degli ecografi. «É sempre più importante dare uno strumento ecografico in mano ai nefrologi perché sono strumenti fondamentali. Siamo passati dall'esame obiettivo con le sole mani, ai fonendo e ora agli ecografi. Io sono il coordinatore nazionale del gruppo di progetto delle ecografie in ambito nefrologico della Società italiana di nefrologia e ho proposto all'Azienda un corso rivolto a medici e infermieri per dare migliori risposte anche ai pazienti».
Ma a cosa è dovuto l'aumento del numero di pazienti con malattia renale cronica? È una conseguenza dell'invecchiamento della popolazione ed è causata principalmente da ipertensione e diabete, che sono le patologie più frequenti nella popolazione. Poi ci sono i giovani, i cui problemi renali sono invece legati a malattie genetiche o malformazioni. Ma questi sono una minoranza».


