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TRENTO. Viene chiamato stalking occupazionale. Si tratta di una forma di persecuzione attuata da colleghi o superiori, con molestie o minacce reiterate che vanno oltre le dinamiche del classico mobbing. In pratica un clima d'inferno sul luogo di lavoro. Nel caso della vittima del procedimento che ieri ha visto in aula l'avvocato del rappresentante legale e del direttore della Dis-Pe Srl, azienda con sede in provincia di Udine che si occupa della distribuzione di prodotti editoriali in Friuli-Venezia Giulia, Veneto e parte del Trentino-Alto Adige.
I due sono indagati per aver messo in atto tutta una serie di comportamenti che hanno poi portato alle dimissioni per giusta causa della dipendente, nonché, sostiene la difesa della donna, l'avvocato Giovanni Guarrini, ad averle causato un forte stress psicologico che l'ha portata a essere in cura al Centro di salute mentale di Trento. Su questa vicenda pendono più procedimenti, alcuni davanti al giudice del lavoro, altri due, riuniti in uno unico, sempre per stalking occupazionale. Per questo il giudice Valeggia ha deciso di rinviare l'udienza a gennaio.
I fatti si sono svolti tra il 2023 e il 2025. Secondo l'accusa la responsabile operativa di Trento e Bolzano, dopo una discussione per aver messo in evidenza l'eccessivo carico di lavoro e la necessità di rinforzi, sarebbe stata oggetto di comportamenti gravemente lesivi della sua professionalità fino ad arrivare al trasferimento a Udine. In alternativa, i vertici aziendali avrebbero suggerito di presentare una lettera di dimissioni.
Tramite un'email l'azienda aveva comunicato alla dipendente il mancato superamento del periodo di prova, insistendo nei giorni seguenti affinché rassegnasse le dimissioni e proponendole un demansionamento. Alla fine il trasferimento è stato annullato, ma la donna venne spostata in altri uffici, passando, secondo il suo racconto, da responsabile di Trento e Bolzano a svolgere mansioni impiegatizie in un ufficio isolato e con stipendio decurtato.
Sarebbero poi seguiti altri gravi episodi e, in un caso, la donna accusa di essere stata aggredita verbalmente, tanto da essere colta da una crisi di panico. Il tutto fino al 2024. In seguito si è dimessa per giusta causa. Nel frattempo, per i problemi sorti sul lavoro, avrebbe sviluppato una grave depressione che ha pesantemente condizionato la sua vita.
Di segno completamente opposto la ricostruzione dei due dirigenti imputati, difesi dall'avvocato Vito Nuzzolese del foro di Udine, che respingono ogni accusa nei confronti dell'azienda. Innanzitutto, i vertici della Dis-Pe Srl evidenziano che la scelta di rimuovere la responsabile operativa dal suo incarico sarebbe maturata esclusivamente alla luce della sua inadeguatezza al ruolo. Per sostenere questa tesi, la difesa degli imputati ha raccolto anche le testimonianze di alcuni colleghi che smentirebbero la versione fornita dalla 52enne. Inoltre, i vertici dell'azienda respingono con forza le accuse di stalking occupazionale e mobbing.


